La donna, contesta la Procura distrettuale di Catania, “abusando della condizione di inferiorità psichica del proprio figlio 15enne, aveva indotto l’adolescente, sin da quando aveva 13 anni, a compiere atti sessuali con l’invio di messaggi audio, foto e video dal contenuto sessualmente esplicito”.
L’indagine è nata da una segnalazione della comunità a cui il ragazzo era stato affidato dal Tribunale per i minorenni e avviata da personale specializzato del Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Catania e si è avvalsa di perizie su device sequestrati a madre e figlio.
Il ragazzo, sentito successivamente dal pubblico ministero con l’assistenza di una psicologa, ha confermato con profondo senso di imbarazzo quanto emerso dagli accertamenti tecnici.
Alla donna è stato imposto anche il “divieto di comunicazione con qualsiasi mezzo con la vittima”.





















