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Una stagione in 40 minuti: il Gela Basket si gioca tutto contro la Dierre Reggio Calabria

Gela si prepara a vivere una serata che vale un’intera stagione. Domenica 17 maggio alle ore 19:00, al PalaLivatino, ilGela Basketaffronta laDierre Reggio Calabriain gara 1 delle semifinali playoff di Serie C, un primo atto che può già indirizzare l’intera serie verso la Serie B Interregionale.

Una sfida che va oltre il semplice valore sportivo. Per il Gela Basket, infatti, si tratta di una vera e propria rivincita: la stessa formazione calabrese aveva infatti interrotto il sogno promozione della scorsa stagione, imponendosi con un doppio successo in semifinale. Un precedente che pesa, ma che allo stesso tempo alimenta motivazioni e desiderio di riscatto.

La serie si gioca al meglio delle tre gare: serviranno due vittorie per staccare il pass per la finale. Dopo il debutto a Gela, il secondo appuntamento è fissato a Reggio Calabria, con l’eventuale “bella” nuovamente sul parquet siciliano. Un incrocio serrato, dove ogni dettaglio può risultare decisivo.

Il percorso delle due squadre arriva a questo punto con solidità e consapevolezza. Il Gela Basket ha superato agevolmente i quarti di finale contro gliSvincolati Milazzo, confermando una crescita costante nel corso della stagione. Dall’altra parte, la Dierre Reggio Calabria guidata da coach Inguaggiato ha chiuso la regular season al primo posto del girone ovest, eliminando nei quarti l’Olympia Comiso con un doppio successo tra casa e trasferta.

Attenzione anche al possibile forfait di Giacomo Scortica, elemento chiave del roster calabrese, fermo dall’ultima parte della stagione regolare e in forte dubbio per la semifinale.

In casa Gela, la settimana di preparazione è stata intensa. Coach Bernardo ha lavorato con grande attenzione sui dettagli, trasformando ogni allenamento in una simulazione di gara ad alta intensità. L’obiettivo è chiaro: farsi trovare pronti nei quaranta minuti che possono cambiare una stagione intera.

La sfida sarà diretta dagli arbitri Giuseppe Sguali di Porto Empedocle e Giovanni Di Stefano di Vittoria, mentre la società giallorossa ha lanciato un appello alla città: il PalaLivatino dovrà essere un fattore determinante, il “sesto uomo” capace di spingere la squadra nei momenti decisivi.

Per chi non potrà essere presente, la partita sarà trasmessa in diretta sui canali social di EDA Communication, con collegamento a partire dalle 18:30.

Una stagione intera racchiusa in quaranta minuti. E Gela è pronta a giocarsela fino in fondo.

 

Susino e Bernardo convocati al raduno U22 Sicilia Occidentale guidato da Luca Banchi

Importante riconoscimento per il settore giovanile del Gela Basket. I giovani talenti Marco Susino e Vincenzo Bernardo sono stati convocati per il raduno della selezione Under 22 Sicilia Occidentale, in programma martedì 19 maggio ad Alcamo, sotto la guida di uno dei nomi più prestigiosi del basket italiano: Luca Banchi.

Per i due cestisti biancazzurri si tratta di un’opportunità di grande valore tecnico e formativo. Essere inseriti tra i migliori prospetti della Sicilia occidentale rappresenta infatti un attestato importante per il percorso di crescita intrapreso all’interno del vivaio del Gela Basket.

La presenza di coach Banchi, attuale commissario tecnico della Nazionale Italiana maschile, rende il raduno ancora più prestigioso. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di valorizzare e sviluppare i giovani talenti siciliani, offrendo loro un confronto diretto con metodologie di alto livello e con figure di riferimento del basket nazionale.

La convocazione di Susino e Bernardo conferma inoltre la qualità del lavoro svolto negli ultimi anni dal club gelese, che continua a investire con decisione nel settore giovanile. La società guidata dal presidente Cipolla raccoglie così un altro risultato significativo, frutto dell’impegno quotidiano di tecnici, dirigenti e preparatori.

Ad accompagnare i due giovani atleti sarà il coach dell’Under 19 Sergio Solina, figura centrale nel percorso di crescita dei ragazzi e nel lavoro di formazione portato avanti dal club.

Giro di Sicilia, taglio del nastro della 35esima rievocazione storica: venerdì tappa a Gela

 Rombo di motori stamattina in piazza Verdi, a Palermo, per il taglio del nastro del Giro di Sicilia 2026, la XXXV edizione che rievoca la storica corsa voluta da Vincenzo Florio nel 1912. Davanti a centinaia di turisti e a una folla di ammiratori,  più di 200 auto d’epoca, provenienti da varie parti d’Italia, Europa, America e Giappone, sono partite per un tour alla scoperta del patrimonio artistico e culturale dell’Isola.  

Lasciata Palermo, la leggendaria carovana automobilistica, che unisce il fascino della tradizione dei motori all’innovazione della sostenibilità ambientale, si dirigerà verso la costa toccando Capaci e Partinico, con una sosta alla Cantina Borbonica.

Il percorso della prima tappa prosegue verso la provincia di Trapani: dopo Alcamo, gli equipaggi raggiungeranno lo straordinario Tempio di Segesta per un’esclusiva visita culturale. Il programma pomeridiano entrerà nel vivo della competizione tecnica con l’avvio delle attesissime prove cronometrate nel territorio di Partanna, per poi raggiungere Selinunte.  

Il Giro di Sicilia è un evento Asi-Fiva (Fédération Internationale des Véhicules Anciens), inserito nel Circuito Tricolore Asi (Automotoclub storico italiano) e patrocinato dai ministeri della Cultura e delle Infrastrutture, dall’Anci e da Città dei motori.

A guidare il museo viaggiante anche quest’anno sarà Antonino Auccello, presidente del Veteran Car Club Panormus e consigliere federale Asi, Automotoclub storico italiano.

 

I campioncini dell’Under 15 e dell’Under 13 dell’Ideal Gela premiati in aula consiliare

In aula consiliare sono stati premiati i giovani atleti delle formazioni Under 15 ed Under 13 di basket dell’Ideal Gela.
I primi hanno superato la fase interprovinciale contro le rappresentative di Ragusa, Caltanissetta, Enna e Siracusa e l’1 e 2 giugno si giocheranno a Patti nella final four il titolo regionale di categoria.
I ragazzini Under 13 si sono fermati invece agli ottavi di finale dopo aver superato il girone Wyoming formato da squadre delle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna con un bilancio complessivo di 17 vittorie su 18 partite disputate.
Presenti anche i tecnici Gaetano Mancuso ed i fratelli Silvio e Francesco Cavallo, premiati dal Sindaco Terenziano di Stefano, dall’assessore Peppe Di Cristina e dalla Commissione Consiliare Sport, presieduta da Sara Cavallo.

Karate, il maestro Alberto Scicolone conquista la Nazional Cup di Acireale

“Un goal per Niscemi”: vecchie glorie in campo all’insegna dello sport e della solidarietà

È stata una bella giornata di sport e solidarietà, con la presenza di tanti campioni del passato. Una vera goduria per gli sportivi che ne ricordano ancora le gesta pedatorie, capaci di suscitare un entusiasmo genuino che solo “quel” calcio sapeva destare. “Un Goal per Niscemi”, alla Città dei Ragazzi, è stata la sfida – 4-4 il risultato – fra le vecchie glorie del Caltagirone e del Niscemi calcio, servita a raccogliere fondi per la città nissena.

Premiati gli sforzi della TZ FOOTBALL (Bruno Tartaglia e Giuseppe Zago), dell’Academy Caltagirone (Massimo Napolitano, Giuseppe Salonia e Fabio Amato) con la collaborazione di Sandro Fichera, Giovanni Salonia, Saro Sottile, Robert Pecorari, Nicola Amato, Felice Privitera e del gruppo di Fantaesagonale e il supporto del direttore del Centro, don Salvatore De Pasquale.

La raccolta fondi è avvenuta tramite l’acquisto di un biglietto per l’estrazione di una particolare pigna/carciofo in ceramica (simbolo delle due cittadine), realizzata da Giuseppe Failla (Pathos Keramikè), coadiuvato dall’ Associazione Produttori Ceramica di Caltagirone e dall’Associazione Ceramisti Caltagirone. Sono intervenuti il sindaco Fabio Roccuzzo per Caltagirone e il consigliere comunale ed ex calciatore Francesco Evola per Niscemi. La premiazione è stata condotta da Gianni Amato, Giovanni Melfa e Rossella Libertino. A seguire è andata in scena la finalissima della 2° edizione del torneo amatoriale di calcio a 8 “PATHOS KERAMIKE’ – Memorial SERGIO BELLAVIA”, vinta dal Panificio Cusumano (3-0 sull’Avis).

L’Avola scrive la storia: Sirugo, il calcio delle idee e un sogno Serie D che adesso fa paura a tutti

L’Avola continua a riscrivere i propri limiti e conquista uno dei risultati più importanti della sua storia recente. La formazione rossoblù ha infatti staccato il pass per le fasi nazionali dei playoff di Eccellenza, completando una cavalcata che certifica definitivamente la crescita di un progetto tecnico diventato ormai una delle realtà più solide e riconoscibili del panorama dilettantistico siciliano.

Un traguardo che assume ancora più valore se si considera il contesto in cui è maturato. Quello appena concluso era soltanto il secondo campionato consecutivo di Eccellenza per l’Avola dopo il ritorno nella categoria, e la stagione era iniziata con obiettivi principalmente legati al raggiungimento dei playoff. Nessuno, probabilmente, immaginava che i rossoblù sarebbero riusciti a spingersi fino a questo punto, soprattutto all’interno di un girone ricco di piazze ambiziose e società costruite per vincere.

Oltre al Modica Calcio, che ha poi conquistato il campionato, e al Vittoria FC, indicato da molti come una delle grandi favorite, il raggruppamento presentava squadre costruite con investimenti importanti e giocatori di categoria superiore come Messana, Atletico Catania, Niscemi Calcio, Sicula Leonzio e Mazzarrone Calcio. Realtà partite con ambizioni importanti e con organici costruiti per occupare stabilmente le zone alte della classifica.

Eppure, nel corso dei mesi, è stata proprio l’Avola a prendersi la scena.

Il terzo posto conquistato in regular season con 54 punti in 30 partite racconta solo in parte il valore della stagione rossoblù. Perché ciò che ha realmente impressionato è stata la qualità del gioco espresso dalla squadra di Attilio Sirugo, capace di presentarsi a tutta la Sicilia come una delle realtà che meglio ha interpretato il calcio moderno in tutte le categorie dilettantistiche regionali.

Un’identità precisa, costruita attraverso principi chiari: consolidamento del possesso, pressione alta, aggressività organizzata e continua ricerca di un calcio propositivo. L’Avola non si è limitata a vincere partite. Ha costruito una mentalità e una riconoscibilità tecnica che poche squadre riescono ad avere a questi livelli.

I numeri, anche in questo caso, confermano il valore del percorso. Con appena 23 gol subiti, l’Avola ha chiuso il campionato con la seconda miglior difesa del girone, dietro soltanto alla corazzata Modica. Un dato che certifica equilibrio, organizzazione e maturità collettiva.

Davanti, invece, il trascinatore assoluto è stato Flavio Carioca, autore di 16 reti e punto di riferimento offensivo di una squadra che ha saputo unire qualità tecnica e intensità.

La definitiva consacrazione, però, è arrivata nei playoff.

In semifinale l’Avola ha travolto l’Atletico Catania con un netto 4-0, mandando un messaggio fortissimo a tutto il campionato. Ma è nella finale contro il Vittoria che i rossoblù hanno compiuto l’impresa che oggi li proietta nella storia del club.

La squadra biancorossa partiva nettamente favorita. Non solo per il fattore campo e per il vantaggio regolamentare — all’Avola serviva esclusivamente la vittoria — ma anche per il valore assoluto dell’organico a disposizione. Il Vittoria poteva infatti contare su calciatori esperti e abituati a vincere categorie come Cocimano, Arcidiacono, Cacciola, Zappalà, Bossa, Lucarelli, Russotto, Maletic e Di Carlo, giocatori che negli ultimi anni avevano spesso rappresentato un lusso per il calcio dilettantistico siciliano.

E invece, contro ogni pronostico, l’Avola è riuscita a espugnare il campo del Vittoria, eliminando una delle squadre costruite per il salto di categoria e conquistando una storica qualificazione agli spareggi nazionali. Una sconfitta pesantissima per il club biancorosso, che adesso dovrà inevitabilmente ripartire da una nuova programmazione dopo l’ennesima delusione in Eccellenza.

Per l’Avola, invece, il sogno continua. Adesso la squadra di Sirugo affronterà la rappresentante della Basilicata nel primo turno degli spareggi nazionali e, in caso di qualificazione, potrebbe trovare successivamente la vincente tra il Kamarat e la formazione calabrese qualificata.

Ma al di là degli incroci, c’è una certezza che ormai accompagna il percorso rossoblù: questa squadra oggi può realmente mettere in difficoltà chiunque.

Perché l’Avola non è più una sorpresa. È una realtà strutturata, con idee moderne, un’identità forte e una qualità di gioco che raramente si vede nel panorama dilettantistico regionale.

E con queste basi, il sogno Serie D non appare più soltanto un’utopia.

ACR Messina, una retrocessione che segna la storia: il cambio di rotta che ha portato all’inferno dell’Eccellenza

La retrocessione dell’ACR Messina in Eccellenza non rappresenta soltanto una delusione sportiva. È una pagina pesantissima della storia giallorossa. Per la prima volta, infatti, l’ACR Messina disputerà il campionato di Eccellenza siciliana, categoria mai affrontata nella propria storia moderna. Un dato che basta da solo per raccontare la portata del crollo vissuto da una delle piazze più importanti del calcio isolano.

Eppure, osservando attentamente l’andamento della stagione, la sensazione è che questa retrocessione non sia nata soltanto nell’ultimo playout di Ragusa, ma molto prima. In particolare, nel momento in cui il club ha deciso di interrompere il percorso avviato dal direttore sportivo Martello e da Mister Pippo Romano, due figure che — numeri alla mano — stavano riuscendo a compiere un vero e proprio miracolo sportivo.

Per capire il peso del lavoro svolto da Romano bisogna tornare all’inizio della stagione. Il Messina partiva da una penalizzazione di -14 punti, da enormi difficoltà societarie e strutturali, da una squadra praticamente da costruire e da un ambiente pieno di dubbi e sfiducia. Un contesto estremamente complicato, dove molti vedevano i giallorossi già condannati.

In quel caos, però, il Messina aveva trovato gradualmente una propria identità. Con Pippo Romano in panchina e Martello alla direzione sportiva, la squadra aveva raccolto 29 punti in 19 partite, mantenendo una media di 1,53 punti a gara. Numeri importanti, soprattutto considerando il punto di partenza e le condizioni generali del club.

Ma più dei numeri, era la sensazione generale a dare fiducia. Il Messina appariva vivo, competitivo, mentalmente dentro il campionato. Non era una squadra perfetta, ma sembrava avere trovato equilibrio, spirito e una direzione tecnica chiara. La rincorsa salvezza, che inizialmente sembrava impossibile, stava lentamente trasformandosi in una concreta speranza.

Poi, però, qualcosa si rompe.

La società decide prima di promuovere Parisi in Prima Squadra e successivamente di affidare la panchina a Feola. Una scelta che, col senno di poi, non ha prodotto i risultati sperati. Parisi, comunque, nelle sue quattro partite aveva raccolto 6 punti mantenendo viva la corsa salvezza. Diverso il discorso relativo alla gestione Feola.

L’allenatore ha avuto undici partite a disposizione, ma il Messina ha mantenuto una media di appena un punto a gara, arrivando ai playout nella peggiore condizione possibile: da sfavorito e costretto a giocarsi tutto sul campo del Ragusa, con un solo risultato disponibile nei 120 minuti, ovvero la vittoria.

Uno scenario complicatissimo che si è puntualmente trasformato nella sentenza definitiva. Lo 0-0 maturato a Ragusa ha infatti salvato i padroni di casa e condannato il Messina alla retrocessione.

Ed è qui che aumentano inevitabilmente i rimpianti.

Perché Romano, durante il proprio percorso, non aveva avuto a disposizione un mercato ricco di nomi altisonanti o giocatori fuori categoria. Non aveva avuto una rosa costruita con investimenti importanti né elementi come Gabriele Zerbo, arrivati successivamente. Eppure era riuscito a tenere il Messina competitivo dentro una stagione che sembrava già compromessa.

Per questo motivo, oggi, la sensazione diffusa è che la società abbia interrotto nel momento più delicato un percorso che, pur tra mille difficoltà, stava funzionando.

Adesso, invece, il Messina si ritrova davanti allo scenario più duro della sua storia recente. L’Eccellenza siciliana, e con ogni probabilità il Girone B, uno dei campionati più difficili e imprevedibili del panorama dilettantistico regionale. Un torneo dove blasone, storia e nome non bastano per vincere.

E per una piazza come Messina, abituata per decenni a confrontarsi con categorie superiori, questa retrocessione assume il sapore di una ferita storica.

La Nissa vince e convince in casa contro la Gelbison e si assicura la finale playoff

Prestazione autorevole dei biancoscudati: 4-0 e finale conquistata grazie alle reti di Terranova, De Felice, Rapisarda e Oliver Kragl.

Allo stadio Stadio Marco Tomaselli di Caltanissetta va in scena la semifinale playoff del campionato di Serie D, girone I, tra Nissa e Gelbison, con i biancoscudati che si impongono per 4-0 e affronteranno in finale la Reggina.

Una gara a senso unico: i biancoscudati giocano bene sin dalle prime battute, mettendo subito in chiaro le proprie intenzioni. All’ennesimo affondo nell’area avversaria della formazione di mister Di Gaetano arriva il vantaggio grazie alla rete di Pietro Terranova, bravo e fortunato a ribadire in rete una prima conclusione respinta dal portiere lucano Francesco Corriere.

Quattro minuti dopo arriva il raddoppio firmato da Francesco De Felice, ancora una volta su assist del solito Terranova, autentico mattatore della giornata. Nella ripresa è sempre la Nissa a trovare la rete del 3-0 con Francesco Rapisarda, autore di un gran gol, prima del definitivo 4-0 firmato da Oliver Kragl.

La prossima settimana, per i nisseni, ci sarà la finale contro la Reggina. Entrambe le squadre credono molto in questa lunghissima corsa playoff.

“Un goal per Niscemi”, vecchie glorie e solidarietà in campo a Caltagirone

 Il fischio d’inizio è fissato per le 15:00 di oggi, ma l’emozione nell’aria si respira già da giorni. Alla Città dei Ragazzi, la domenica si tinge dei colori della storia e del cuore: le leggende del Caltagirone e del Niscemi Calcio tornano a sfidarsi in un match dove il risultato finale conta meno del gesto che lo ispira. “Un Goal per Niscemi” non è solo un evento sportivo, è la risposta corale di un territorio che non dimentica. Vedere di nuovo in campo i vecchi beniamini è un regalo per i nostalgici e una lezione per i più giovani. L’evento, orchestrato dalla TZ Football e dall’Academy Caltagirone, ha riunito i grandi nomi del calcio nostrano – da Sandro Fichera a Robert Pecorari – sotto un’unica bandiera: la solidarietà. Con il patrocinio del Comune di Caltagirone e la regia di don Salvatore De Pasquale, la giornata si preannuncia come una festa popolare di rara intensità. Ma come si trasforma un’azione di gioco in un aiuto concreto? Attraverso l’arte.

Durante la manifestazione sarà possibile partecipare a una raccolta fondi speciale: in palio un’opera d’arte unica, una pigna/carciofo in ceramica che simboleggia le radici comuni delle due cittadine. Realizzata dal maestro Giuseppe Failla (Pathos Keramikè), l’opera rappresenta il cuore pulsante dell’iniziativa: l’intero ricavato sarà infatti consegnato nelle mani del Comune di Niscemi. Dopo il tuffo nel passato, spazio alla competizione del presente. Alle 17:30 i riflettori si sposteranno sulla finalissima del 2° Memorial Sergio Bellavia, l’atto conclusivo del torneo di calcio a 8 che chiuderà una maratona di sport e memoria. Al fischio finale, i sindaci Fabio Roccuzzo e Massimiliano Conti prenderanno la parola insieme alle autorità locali per sottolineare come lo sport sia, ancora una volta, il linguaggio universale per unire le comunità e sentirsi parte di una stessa, grande squadra. L’appuntamento è oggi, 10 maggio. Ingresso è libero