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Vittoria, il sequestro del 17enne: un piano criminale smascherato da una colazione all’alba

Notizie, Cronaca
È quanto emerge dall’inchiesta della Procura etnea..

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Una semplice sosta al bar diventa l’errore che mette fine alla latitanza di un boss e smantella un sequestro architettato per ottenere un milione di euro. È quanto emerge dall’inchiesta della Procura etnea sul rapimento di Gaetano Nicosia, 17 anni, avvenuto tra il 25 e il 26 settembre nelle campagne del Ragusano.

Il giovane vittoriese viene prelevato con la forza e condotto in un casolare isolato tra Acate e Ragusa, dove rimane segregato per ore. Il commando – composto da Gianfranco Stracquadaini, latitante, Stefano La Rocca e Giuseppe Cannizzo – mira a estorcere al padre della vittima un riscatto milionario.

Dopo il rilascio, avvenuto poche ore dopo il sequestro, Nicosia confida un pensiero che lo tormenta: «Sono stato venduto». È intercettato mentre parla con un conoscente e allude a un presunto tradimento da parte di qualcuno del suo stesso gruppo di amici, presente con lui la sera del rapimento.

Le indagini confermano il sospetto: uno dei ragazzi – oggi indagato – avrebbe fornito ai sequestratori indicazioni precise e in tempo reale sui movimenti del 17enne. Le intercettazioni mostrano un giovane schiacciato dai sensi di colpa, temendo che la sua responsabilità venga alla luce. Una telefonata in particolare, in cui dà indicazioni stradali molto dettagliate, lo incastra come possibile basista.

Il casolare indicato dalla vittima coincide in ogni dettaglio con la sua descrizione. Al suo interno gli agenti trovano cartoni usati come giaciglio, un sedile di pietra dove il ragazzo era costretto a stare seduto, una stanza usata come “bagno” e diversi oggetti – cicche, fazzoletti, ritagli – compatibili con la presenza dei sequestratori e dell’ostaggio. Tracce biologiche sono ora al vaglio della polizia scientifica.

La svolta investigativa arriva però da un episodio apparentemente banale.
Alle 4.18 del mattino del 26 settembre, mentre Cannizzo resta a sorvegliare il prigioniero, Stracquadaini e La Rocca si recano in un bar di Marina di Acate. Le telecamere del locale li riprendono mentre entrano con totale disinvoltura per consumare una colazione.
La loro permanenza nel bar dura esattamente 11 minuti.

Dopo aver bevuto il caffè e mangiato qualcosa, i due tornano alla Fiat Panda utilizzata per il sequestro e si spostano in una zona isolata. Qui decidono di cambiarsi gli abiti indossati durante il rapimento e, nel farlo, si mostrano a volto scoperto davanti ad altre telecamere di sicurezza. Un passo falso che consente agli investigatori di identificarli senza ombra di dubbio.

L’ordinanza del gip di Catania ricostruisce in oltre trenta pagine un sequestro di persona nato per ottenere un ingente riscatto, ma portato avanti con una serie di imprudenze che hanno rapidamente compromesso l’intero piano. E tra queste, la più fatale è proprio quella colazione di 11 minuti consumata all’alba nel bar di Marina di Acate: un momento di apparente normalità che ha permesso alle forze dell’ordine di individuare e smascherare il gruppo criminale.

Scritto da: Redazione
06/12/2025
06/12/2025

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