Piazza San Francesco, memoria tradita: la dura denuncia dell’avvocato Giuseppe d’Aleo
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Un grido di indignazione che chiama in causa la coscienza collettiva e il rispetto per la storia della città. È quanto emerge dal comunicato dell’avvocato Giuseppe d’Aleo, che punta il dito contro l’utilizzo di Piazza San Francesco, uno dei luoghi simbolo di Gela, trasformato – secondo la sua denuncia – in uno spazio di vendita e consumo di carne, tra fumi di braci e rifiuti, a discapito della dignità storica e culturale del sito.
Nel cuore della città, richiamata dalle fonti classiche per la sua grandezza – da Tucidide a Virgilio, fino al legame con Eschilo – la piazza intitolata al Santo Patrono d’Italia e protettore degli animali sarebbe oggi, secondo d’Aleo, snaturata nella sua funzione e nel suo significato. Un luogo tradizionalmente destinato alla benedizione degli animali che, da alcune settimane, ospita un grande camion per la vendita di carne di cavallo e porchetta, accompagnato da fornacelle, carbonella e cassonetti per i rifiuti.
Particolarmente forte è il riferimento alla statua di Salvatore Aldisio, figura centrale della storia politica gelese e nazionale, che domina la piazza con lo sguardo rivolto verso il Palazzo di Città. Un monumento che, nelle parole dell’avvocato, rappresenta la memoria di un impegno umano e politico fondato sul senso di gratitudine e rispetto, oggi offuscato dai fumi delle braci e dal degrado ambientale.
«I fumi della carne alla brace compromettono l’identità dei luoghi e ne offendono la dignità», sostiene d’Aleo, denunciando una visione del centro storico ridotto a semplice spazio da occupare, piuttosto che a patrimonio da tutelare. Una trasformazione che, a suo avviso, tradisce la storia della città e la funzione simbolica dei suoi luoghi più rappresentativi.
Nel comunicato viene inoltre richiamato un parallelismo con un altro simbolo cittadino, la statua di Cerere, utilizzata come sostegno per l’albero di Natale: episodi diversi, ma accomunati – secondo l’autore – dalla stessa incuria e da un degrado divenuto ormai tollerato e impunito.
La riflessione finale è un invito esplicito alla responsabilità: non si tratta soltanto di provare indignazione, ma di doverla provare. Un appello che chiama in causa istituzioni e cittadini affinché il centro storico di Gela torni a essere un luogo di memoria, rispetto e identità, e non soltanto di consumo.




















