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Siracusa, corpo di una donna rinvenuto sul litorale di Mazzarona

SIRACUSA – Una tragica scoperta ha sconvolto il pomeriggio a Siracusa: il corpo senza vita di una donna è stato ritrovato sulla scogliera di Mazzarona, nella zona nord-est della città. Il ritrovamento è stato segnalato alle autorità da alcuni ragazzi che si trovavano a giocare nei pressi della scogliera.

Secondo le prime ipotesi, potrebbe trattarsi di una donna di 56 anni, ospite di una residenza sanitaria assistita (Rsa), che questa mattina si era allontanata dalla struttura. I familiari avevano già denunciato la sua scomparsa. Per avere conferma dell’identità, sarà necessario attendere l’esito dell’ispezione cadaverica.

Al momento, non è chiara la dinamica della tragedia: gli investigatori non escludono né un incidente, come una caduta accidentale dal dirupo, né altre circostanze più gravi, incluso il gesto estremo.

Per recuperare il corpo sono intervenute le motovedette della Guardia Costiera e i Vigili del Fuoco, mentre le indagini sono coordinate dalla Procura di Siracusa.

Nascondeva in casa dosi di wax, hashish e marijuana pronte per lo spaccio: pusher arrestato a Catania

 

Nascondeva in casa un campionario di sostanze stupefacenti, già ripartite in dosi, in modo da soddisfare le richieste dei potenziali clienti. Il pusher, un 30enne originario dello Sri Lanka, è stato arrestato in flagranza dalla Polizia di Stato.

L’uomo è stato fermato per un controllo dai poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza “Borgo Ognina”, in via Pietro Novelli.

Non appena ha visto la volante della Polizia, il 30enne, con precedenti per spaccio, ha tentato di nascondersi tra le auto in sosta, in modo da non essere visto dagli agenti e sfuggire ad un loro controllo. Il gesto, però, non è passato inosservato ai poliziotti del Commissariato che lo hanno raggiunto e, una volta bloccate le possibili vie di fuga, lo hanno fermato per effettuare alcuni accertamenti.

Nel giubbotto, l’uomo aveva 9 bustine di marijuana che sono state recuperate e poste sotto sequestro. Intuendo che potesse nascondere altra sostanza stupefacente, gli agenti del Commissariato hanno esteso le verifiche all’abitazione dell’uomo che è stata perquisita, trovandovi un vero e proprio campionario di droga di tutti i tipi.

Complessivamente, i poliziotti hanno recuperato 290 grammi di stupefacente, suddivisa in dosi pronte per essere spacciate. Nello specifico, sono state sequestrate 26 bustine di hashish, 25 di marijuana e 7 bustine contenenti la droga wax. Inoltre, è stato trovato un panetto con l’etichetta “thaitella” con ulteriore sostanza wax. Oltre alla droga, è stata trovata la somma di 290 euro, ritenuta provento dell’attività di spaccio.

Per questa ragione, il 30enne è stato arrestato, ferma restando la presunzione di innocenza dell’indagato valevole ora e fino a condanna definitiva, e, su disposizione del PM di turno presso il Tribunale di Catania, è stato condotto nelle camere di sicurezza della Questura.

Le successive indagini sviluppate dai poliziotti del Commissariato “Borgo Ognina” e coordinate dalla Procura della Repubblica hanno consentito di accertare come l’uomo si rifornisse giornalmente di significative quantità di droga che poi riusciva a smerciare sulla base delle richieste e delle preferenze dei potenziali acquirenti, effettuando anche la consegna a domicilio delle dosi nella zona Borgo.

Il Giudice, dopo aver convalidato l’arresto, ha disposto per il 30enne la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria del Commissariato tre giorni alla settimana.

 

Licata, maxi sequestro di hashish: trovati un appartamento 370 chili di droga

Gli agenti della Squadra Mobile di Agrigento, con il supporto della Sezione investigativa del Servizio centrale di Palermo, hanno eseguito un blitz antidroga a Licata. Scoperto un carico di hashish del peso complessivo di 370 chili.

Due persone sono state arrestate e risultano indagate per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Il materiale illecito è stato rinvenuto all’interno di un’abitazione nella disponibilità dei due.

L’operazione, condotta nell’ambito di mirate attività investigative, ha consentito di sottrarre al mercato un quantitativo di droga particolarmente rilevante.

Evade dai domiciliari, picchia la compagna e si nasconde dietro l’armadio: arrestato 39enne catanese

Evade dai domiciliari e picchia la compagna, ma viene bloccato dalla Polizia di Stato che lo arresta, ferma restando la presunzione di innocenza dell’indagato valevole ora e fino a condanna definitiva.

L’uomo, un 39enne già noto agli agenti per i numerosi precedenti a suo carico, avrebbe dovuto trovarsi nella sua abitazione di via Capo Passero, sottoposto al regime della detenzione domiciliare, poiché condannato per reati in materia di stupefacenti.

Nel corso dei servizi notturni di pattugliamento del territorio, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Catania sono intervenuti per la richiesta di aiuto, giunta al Numero Unico di Emergenza, di una donna che ha segnalato alla Polizia di essere stata aggredita dal compagno.

Giunti sul posto gli agenti hanno trovato l’uomo a casa della compagna, dove l’avrebbe aggredita, davanti ai figli minorenni di lei, tirandola per i capelli e colpendola al volto con diversi schiaffi.

In particolare, il 39enne, non appena resosi conto della presenza degli agenti, per eludere il controllo, ha tentato di nascondersi dentro un armadio, ma è stato scoperto dai poliziotti.

Visti i suoi precedenti e le plurime evasioni accertate, gli agenti lo hanno arrestato per evasione. Informato di quanto accertato, il Pubblico Ministero di turno, ha disposto che l’uomo venisse condotto presso le camere di sicurezza della Questura in attesa di essere giudicato per direttissima.

Per l’aggressione subita, la vittima ha raccontato ai poliziotti che quella non sarebbe stata la prima volta e che avrebbe subito in passato altre aggressioni da parte del 39enne, piuttosto geloso e spesso in stato di ebbrezza. Per questo motivo la donna ha presentato querela.

In relazione ai fatti che sono emersi dagli accertamenti condotti dai poliziotti, il 39enne è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria per l’adozione dei successivi ed eventuali provvedimenti cautelari del caso.

 

Nasconde cocaina e marijuana nel frigo di casa: arrestato dalla polizia un 33enne

La Polizia di Stato ha arrestato un catanese di 33 anni che aveva riempito il frigo di casa di droga.

L’intervento si inserisce nell’ambito dei quotidiani servizi di prevenzione, vigilanza e contrasto del fenomeno dello spaccio in città, effettuati dai poliziotti della Questura di Catania in tutto il territorio, controllando i diversi quartieri, con particolare attenzione ai luoghi nei quali, già in passato, la Polizia ha individuato e smantellato piazze di spaccio, arrestando diversi pusher.

Nell’ultima attività di controllo, effettuata nel quartiere San Cristoforo, i poliziotti hanno sequestrato al 33enne un consistente quantitativo di sostanza stupefacente, tra cocaina e marijuana, per un peso complessivo di 1,2 chili.

Per non dare nell’occhio ed evitare così di essere scoperto, l’uomo aveva escogitato lo stratagemma di nascondere la marijuana nel pozzetto del frigorifero in modo da coprire il più possibile l’odore tipico della sostanza. Il tentativo, però, non ha portato i risultati sperati, dal momento che la droga è stata subito fiutata da “Maui” e “Ares”, i cani-poliziotto della squadra cinofili dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura che, giunti davanti ad un’abitazione di via Zuccarelli, hanno segnalato ai rispettivi conduttori la presenza dello stupefacente.

Dalle verifiche effettuate sul posto, i poliziotti sono riusciti a risalire all’effettivo utilizzatore dell’immobile, il 33enne catanese che ha aperto la porta di casa in modo da consentire la perquisizione dei locali. Il cane antidroga si è subito diretto davanti al frigo, al cui interno vi erano 1150 grammi di marijuana. L’altro cane, invece, ha condotto i poliziotti nei pressi del mobiletto del televisore dove sono stati rinvenuti ulteriori 40 grammi di droga, tra cocaina e marijuana.

Nella disponibilità del 33enne sono stati trovati quattro bilancini di precisione, utilizzati per confezionare le dosi di droga. I controlli sono stati estesi anche all’auto dell’uomo dove è stata notata una bustina con 3,5 grammi di marijuana che è stata sequestrata insieme alla somma di 460 euro in contanti, ritenuta provento dell’attività di spaccio.

A conclusione degli accertamenti, il pusher 33enne è stato arrestato per il reato di detenzione di sostanze stupefacente ai fini di spaccio, ferma restando la presunzione di innocenza dell’indagato valevole ora e fino a condanna definitiva.

Informato il PM di turno, l’uomo è stato condotto in carcere, in attesa del giudizio di convalida davanti al Giudice.

Vedono i poliziotti e tentano di disfarsi della droga lanciandola dal finestrino: pusher arrestati dalla polizia

La Polizia di Stato ha arrestato in flagranza due pusher adraniti di 52 e 21 anni che, alla vista dei poliziotti, hanno tentato di sbarazzarsi della droga, lanciandola dal finestrino dell’auto.

Il gesto, però, non è sfuggito agli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Adrano che hanno recuperato gli involucri gettati per strada e hanno intimato l’alt ai due adraniti in modo da effettuare un controllo approfondito.

I pusher stavano rientrando in paese, percorrendo la strada che dallo stadio conduce al centro cittadino. Nel tragitto i due hanno intravisto una volante del Commissariato e in fretta e furia hanno scelto di disfarsi della sostanza stupefacente che era nella loro disponibilità, al fine di non rischiare conseguenze nel caso di un controllo dei poliziotti.

I due, già noti per specifici precedenti di polizia in materia di spaccio di droga, avevano lanciato due dosi di marijuana e cocaina, rispettivamente di 1,20 grammi e di 0,20 grammi, che sono state recuperate e poste sotto sequestro dagli agenti del Commissariato.

Ritenendo che i due potessero aver nascosto ulteriori stupefacenti, i poliziotti li hanno perquisiti, trovando altri dieci involucri in plastica termosaldata contenenti 2,30 grammi di cocaina, nascosti negli slip di uno dei soggetti fermati. Inoltre, sono stati recuperati ulteriori 11 involucri di marijuana per un peso di 10,30 grammi. I due avevano in loro possesso una somma di 730 euro in banconote e monete, ritenuta provento dell’attività di spaccio. Oltre alla droga e al denaro, è stato sequestrato un cellulare sul quale verranno effettuati gli accertamenti tecnici per verificare eventuali contatti con gli acquirenti degli stupefacenti. Nel corso del controllo, uno dei due ha spontaneamente confermato ai poliziotti che le dosi di droga erano pronte per essere spacciate. I pusher adraniti sono stati arrestati in flagranza per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ferma restando la presunzione di innocenza degli indagati valevole ora e fino a condanna definitiva.

Informato il PM di turno presso il Tribunale di Turno, il 52enne e il 21enne sono stati posti agli arresti domiciliari, in attesa dell’udienza per direttissima. Il Giudice per le indagini preliminari, dopo aver convalidato l’arresto, ha disposto per entrambi la misura degli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico.

Si fingono operatori di un’agenzia recupero crediti per truffare un pensionato: denunciata una 63enne

 

Proseguono senza sosta le azioni della Polizia di Stato per contrastare il fenomeno delle truffe agli anziani, attuate da malviventi senza scrupoli nelle forme e nelle modalità più disparate.

I poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza “Borgo Ognina” sono riusciti a risalire all’artefice di un raggiro perpetrato ai danni di un medico catanese in pensione che, lo scorso anno, aveva già dovuto fare i conti con un’altra truffa. In quell’occasione, gli abili truffatori erano riusciti a prosciugare il conto bancario e a rubare 150 mila euro, fingendosi broker finanziari di una nota compagnia e prospettando all’uomo la possibilità di ricavare degli utili con tassi di interesse particolarmente vantaggiosi. L’uomo era caduto nella trappola e il suo conto era stato svuotato in una manciata di secondi. Grazie alle indagini dei poliziotti di “Borgo Ognina” in quel caso si riuscì a risalire al finto broker che fu individuato e denunciato all’Autorità Giudiziaria.

A distanza di un anno, il pensionato catanese è finito nuovamente nella rete di una truffatrice, una donna di nazionalità bulgara di 63 anni, residente a Frosinone, con precedenti per truffe. Il piano diabolico mirava ad anziani e persone più vulnerabili in modo da ricavare un guadagno illecito per svariate migliaia di euro. Anche in questo caso, ad individuare l’artefice del raggiro sono stati i poliziotti del Commissariato “Borgo Ognina” dopo un’articolata attività investigativa, scattata a seguito della denuncia presentata dal pensionato che ha chiesto aiuto alla Polizia dopo essersi accorto di alcune operazioni non autorizzate sul suo conto.

In particolare, l’uomo ha raccontato ai poliziotti di essere stato contattato al telefono da un sedicente operatore di un’agenzia recupero crediti, il quale offriva la sua assistenza per il recupero delle somme illegittimamente prelevategli dal conto corrente nel 2024, riferendo che la parcella ammontava a 1.050 euro, un importo che era possibile rateizzare. Il pensionato ha subito rifiutato ogni tipo di proposta e offerta. Appena qualche giorno dopo, però, ha ricevuto sul cellulare un sms con il quale veniva avvisato genericamente di un prelievo della somma di 1.540 euro. A quel punto, la vittima ha contattato il sedicente operatore dell’agenzia recupero crediti, segnalando quanto stava accadendo. Per tutta risposta, il finto agente ha tranquillizzato il pensionato catanese e l’ha invitato a cliccare sul link indicato nel testo del messaggio e poi a cestinarlo. Confidando nella buona fede, l’uomo ha seguito la procedura e, una volta completata, ha ricevuto una notifica sull’app dell’istituto di credito con la quale veniva informato dell’avvenuto bonifico istantaneo per l’importo di 1.540 euro. Alla luce dell’addebito, il malcapitato ha compreso di essere stato truffato, per cui si è nuovamente rivolto ai poliziotti di “Borgo Ognina” che hanno acquisito tutti gli elementi utili per ricostruire la dinamica della truffa. Dalle analisi dei traffici telefonici e dei conti sono riusciti a risalire alla donna 63enne, individuandola quale artefice della truffa. La stessa è stata denunciata all’Autorità Giudiziaria per il reato di truffa aggravata on line, ferma restando la presunzione di innocenza dell’indagata valevole ora e fino a condanna definitiva.

Evade da una comunità per andare a rubare: tossicodipendente arrestata a Catania

La Polizia di Stato ha arrestato una catanese di 46 anni, già sottoposta alla misura cautelare degli arresti domiciliari presso una comunità per il recupero dei tossicodipendenti, in quanto ritenuta responsabile del reato di furto.

La donna ha violato le prescrizioni della misura disposta dall’Autorità Giudiziaria e ha abbandonato la comunità ubicata nel comune di Biancavilla per tornare a Catania. I poliziotti della squadra volanti della Questura, coadiuvati da una pattuglia dell’Esercito Italiano, l’hanno sorpresa in piazza Borsellino mentre stava rovistando all’interno di un’auto in sosta, lasciata aperta per una dimenticanza del proprietario.

La 46enne è stata avvicinata e fermata per essere sottoposta a controllo, ma, sin dalle prime fasi degli accertamenti, è andata su tutte le furie, urlando e inveendo contro gli agenti.

Nonostante l’atteggiamento scarsamente collaborativo, i poliziotti hanno effettuato sul posto le necessarie verifiche che hanno rivelato come la pluripregiudicata, nota consumatrice di crack, fosse evasa dai domiciliari, violando il provvedimento dell’Autorità Giudiziaria. Appena un mese fa, la donna si era resa responsabile di un furto di contanti in un locale del centro storico e, per questa ragione, alla luce delle risultanze investigative, il Giudice del Tribunale di Catania aveva disposto nei suoi confronti l’applicazione cautelare degli arresti domiciliari. Inoltre, visto il suo abituale consumo di crack, per lei era stato fissato un percorso di recupero in una comunità di Biancavilla.

La donna ha cercato in tutti i modi di divincolarsi al punto da colpire al volto gli agenti.

I poliziotti, insieme ad una pattuglia dell’Esercito Italiano, sono riusciti a placare la situazione e ad accompagnarla negli Uffici di Polizia dove è stata arrestata per evasione e per resistenza a pubblico ufficiale, ferma restando la presunzione di innocenza dell’indagata valevole ora e fino a condanna definitiva.

Informato dei fatti il PM di turno, la 46enne è stata condotta nelle camere di sicurezza della Questura, in attesa di essere giudicata per direttissima.

Madre uccide la figlia disabile e poi si toglie la vita: dramma a Corleone

Una donna, Lucia Pecoraro, ha ucciso la figlia disabile Giuseppina Milone e poi si è è tolta la vita. Il dramma familiare è avvenuto nel centro storico a Corleone. Sono intervenuti i carabinieri che conducono e indagini e i sanitari del 118.

La donna, raccontano in paese, aveva perso il marito otto mesi fa, un ex infermiere dell’ospedale dei Bianchi. Un uomo che tanti ricordano ancora a Corleone per la sua bontà. La donna si è trovata sola a gestire la figlia disabile.

«Tanta commozione da parte di tutta la nostra comunità per la tragedia che si è consumata in paese. La famiglia Milone era conosciuta per la bontà d’animo». Lo dice il sindaco di Corleone Walter Rà.

Chiuso un panificio del Nisseno: i Nas riscontrano carenze igieniche e gravi irregolarità


Nell’ambito dei controlli disposti in ambito nazionale dal Comando Carabinieri per la Tutela della
Salute, finalizzati a contrastare le attività illecite nel settore della sicurezza alimentare e sanitaria in
vista delle festività natalizie, il NAS Carabinieri di Ragusa ha intensificato i controlli in tutti i settori
della produzione e commercializzazione degli alimenti, con particolare riguardo ai prodotti tipici delle
festività natalizie.
In tale contesto gli Specialisti del NAS, collaborati da personale della A.S.P. competente, hanno
disposto a chiusura immediata un panificio ubicato nella provincia di Caltanissetta, a seguito
delle accertate gravi condizioni in materia di igiene e sanità in cui vessavano tutti i locali adibiti
alla produzione, stoccaggio e commercializzazione dei prodotti alimentari.
In relazione alle violazioni rilevate, al titolare dell’azienda sono state contestate sanzioni
amministrative per un totale di circa 3.000 euro.

Vittoria, il sequestro del 17enne: un piano criminale smascherato da una colazione all’alba

Una semplice sosta al bar diventa l’errore che mette fine alla latitanza di un boss e smantella un sequestro architettato per ottenere un milione di euro. È quanto emerge dall’inchiesta della Procura etnea sul rapimento di Gaetano Nicosia, 17 anni, avvenuto tra il 25 e il 26 settembre nelle campagne del Ragusano.

Il giovane vittoriese viene prelevato con la forza e condotto in un casolare isolato tra Acate e Ragusa, dove rimane segregato per ore. Il commando – composto da Gianfranco Stracquadaini, latitante, Stefano La Rocca e Giuseppe Cannizzo – mira a estorcere al padre della vittima un riscatto milionario.

Dopo il rilascio, avvenuto poche ore dopo il sequestro, Nicosia confida un pensiero che lo tormenta: «Sono stato venduto». È intercettato mentre parla con un conoscente e allude a un presunto tradimento da parte di qualcuno del suo stesso gruppo di amici, presente con lui la sera del rapimento.

Le indagini confermano il sospetto: uno dei ragazzi – oggi indagato – avrebbe fornito ai sequestratori indicazioni precise e in tempo reale sui movimenti del 17enne. Le intercettazioni mostrano un giovane schiacciato dai sensi di colpa, temendo che la sua responsabilità venga alla luce. Una telefonata in particolare, in cui dà indicazioni stradali molto dettagliate, lo incastra come possibile basista.

Il casolare indicato dalla vittima coincide in ogni dettaglio con la sua descrizione. Al suo interno gli agenti trovano cartoni usati come giaciglio, un sedile di pietra dove il ragazzo era costretto a stare seduto, una stanza usata come “bagno” e diversi oggetti – cicche, fazzoletti, ritagli – compatibili con la presenza dei sequestratori e dell’ostaggio. Tracce biologiche sono ora al vaglio della polizia scientifica.

La svolta investigativa arriva però da un episodio apparentemente banale.
Alle 4.18 del mattino del 26 settembre, mentre Cannizzo resta a sorvegliare il prigioniero, Stracquadaini e La Rocca si recano in un bar di Marina di Acate. Le telecamere del locale li riprendono mentre entrano con totale disinvoltura per consumare una colazione.
La loro permanenza nel bar dura esattamente 11 minuti.

Dopo aver bevuto il caffè e mangiato qualcosa, i due tornano alla Fiat Panda utilizzata per il sequestro e si spostano in una zona isolata. Qui decidono di cambiarsi gli abiti indossati durante il rapimento e, nel farlo, si mostrano a volto scoperto davanti ad altre telecamere di sicurezza. Un passo falso che consente agli investigatori di identificarli senza ombra di dubbio.

L’ordinanza del gip di Catania ricostruisce in oltre trenta pagine un sequestro di persona nato per ottenere un ingente riscatto, ma portato avanti con una serie di imprudenze che hanno rapidamente compromesso l’intero piano. E tra queste, la più fatale è proprio quella colazione di 11 minuti consumata all’alba nel bar di Marina di Acate: un momento di apparente normalità che ha permesso alle forze dell’ordine di individuare e smascherare il gruppo criminale.

Buca gli pneumatici dell’auto del marito e lo perseguita: donna di Gela con braccialetto elettronico

La Polizia di Stato a Gela ha eseguito un’ordinanza applicativa della misura cautelare del divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico e dell’obbligo di mantenere una distanza di almeno 500 metri dalle persone offese, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Gela, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di una donna cinquantatreenne indagata per reiterati danneggiamenti e atti persecutori. Lo scorso mese di marzo il marito della donna, in fase di separazione da essa, ha denunciato in Commissariato di aver subito ben otto episodi di danneggiamento su propri mezzi e su quello della sua nuova compagna nell’arco di venti giorni. In particolare, sulle autovetture in più occasioni sono stati tagliati gli pneumatici e praticati dei graffi sulla carrozzeria. In un caso, sul mezzo della compagna dell’uomo, era stata trovata la scritta “sposi”. Le indagini della Polizia di Stato, coordinate dalla Procura della Repubblica, attraverso l’estrapolazione delle immagini dai sistemi di videosorveglianza cittadina, hanno consentito di individuare la cinquantatreenne quale autrice dei reiterati danneggiamenti. La donna si è anche resa responsabile di due aggressioni fisiche: una nei confronti del marito e l’altra nei confronti della compagna di questi. La responsabilità dell’indagata, in virtù del principio di non colpevolezza, sarà accertata solo in seguito a sentenza definitiva.