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Frontale sulla Palermo–Sciacca, quattro feriti e traffico in tilt

PALERMO – Mattinata di forti disagi lungo la statale Palermo–Sciacca a seguito di un grave incidente stradale che ha coinvolto due autovetture. I mezzi si sono scontrati frontalmente per cause ancora in fase di accertamento e, subito dopo l’impatto, una delle auto è stata avvolta dalle fiamme.

Il bilancio è di quattro persone ferite. Uno dei conducenti ha riportato gravi lesioni, con la frattura di entrambe le gambe, mentre gli altri tre occupanti dei veicoli hanno riportato traumi di varia entità. I feriti sono stati soccorsi dal personale sanitario intervenuto sul posto.

Sul luogo dell’incidente sono giunti gli agenti della polizia stradale, che hanno effettuato i rilievi e regolato la circolazione, insieme ai vigili del fuoco, impegnati nello spegnimento dell’incendio e nella messa in sicurezza dei veicoli e della carreggiata.

L’incidente ha causato pesanti ripercussioni sulla viabilità, con lunghe code e rallentamenti in entrambe le direzioni per consentire le operazioni di soccorso e il ripristino delle normali condizioni di transito.

Violenza in corsia a Modica, medico colpito durante il turno notturno

MODICA – Un nuovo episodio di aggressione ai danni del personale sanitario si è verificato nelle scorse ore all’interno dell’ospedale Maggiore-Baglieri di Modica. A farne le spese è stato un medico del pronto soccorso, aggredito mentre svolgeva le proprie funzioni professionali.

L’episodio si è consumato durante la notte, nell’area di Cardiologia, dove il sanitario si era recato per consegnare la documentazione clinica relativa a una paziente per la quale era stata richiesta una consulenza specialistica. In quel momento, secondo quanto ricostruito, il medico avrebbe richiamato l’attenzione su una procedura ritenuta non conforme alle regole.

Una donna, familiare della paziente e dipendente della stessa struttura ospedaliera ma fuori servizio, avrebbe infatti accompagnato autonomamente la madre su una barella, senza autorizzazione, sollecitando una precedenza non prevista, mentre il cardiologo era impegnato nella gestione di un caso classificato come codice rosso.

Il tentativo del medico di far rispettare le procedure avrebbe fatto degenerare la situazione. Un altro familiare sarebbe intervenuto con violenza, colpendo il sanitario con un pugno alla testa e uno al torace. Il medico ha riportato una contusione, rendendo necessario l’intervento per le cure del caso.

L’accaduto è stato formalmente segnalato alla Direzione sanitaria dell’ospedale. Ancora una volta, l’episodio riaccende i riflettori sul tema della sicurezza degli operatori sanitari, sempre più spesso vittime di aggressioni durante lo svolgimento del loro lavoro.

Sequestrati oltre 200 chilogrammi di esplosivo a Catania: due fratelli denunciati

La Polizia di Stato di Catania ha messo a segno una nuova e delicata operazione di contrasto alla detenzione illegale di materiale esplodente, intensificando i controlli su tutto il territorio provinciale in vista delle imminenti festività natalizie, su disposizione del Questore, a tutela della sicurezza pubblica.

Dopo il recente maxi sequestro di 1.500 ordigni rudimentali, gli artificieri della Polizia hanno individuato due fratelli di 36 e 38 anni che custodivano illegalmente 204,5 chilogrammi di artifizi pirotecnici all’interno di un garage in Corso Indipendenza. Tredici imballi di materiale altamente pericoloso erano detenuti senza alcuna autorizzazione e in violazione delle normative vigenti.

I due uomini sono stati denunciati per detenzione illegale di sostanze esplodenti. Tutto il materiale è stato sequestrato in sicurezza dagli artificieri e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, destinato alla distruzione.

L’intervento tempestivo della Polizia di Stato ha evitato che il materiale finisse sul mercato illegale, scongiurando seri rischi per l’incolumità dei cittadini. Proseguono intanto i controlli negli hub di spedizione, presso i trasportatori e nei quartieri già interessati in passato da episodi simili.

LA POLIZIA DI STATO RICORDA: l’acquisto di prodotti pirotecnici è consentito solo ai maggiorenni e solo presso rivenditori autorizzati. Diffidare sempre di chi è privo di licenza.

Ruba lo smartwatch ad un passeggero in aeroporto, 52enne individuato e denunciato ALLA POLIZIA DI STATO

La Polizia di Stato ha denunciato per furto aggravato un uomo di 52 anni che, prima di prendere l’aereo, ha rubato uno smartwatch del valore di circa 600 euro di proprietà di un altro passeggero.

Durante i controlli espletatati nel Terminal C dell’Aeroporto di Catania, il 52enne ha approfittato di un attimo di distrazione del malcapitato e, senza dare nell’occhio, in pochi istanti, si è appropriato del suo smartwatch, per poi recarsi nell’area partenze e attendere al gate l’imbarco per il volo per Milano Malpensa.

Non appena la vittima si è accorta di aver subìto il furto, ha chiesto aiuto agli agenti della Polizia di Frontiera ai quali ha formalizzato la denuncia. In questo modo, i poliziotti hanno avviato immediatamente le indagini, per ricostruire le varie fasi e gli spostamenti del 52enne, analizzando le immagini di videosorveglianza.

Una volta identificato, i poliziotti hanno appurato che l’uomo avrebbe fatto rientro a Catania con un volo programmato per il giorno seguente.

Pertanto, i poliziotti lo hanno atteso nell’area degli arrivi e, una volta sbarcato, lo hanno individuato tra i passeggeri per poi condurlo negli uffici di Polizia. L’uomo aveva ancora lo smartwatch rubato che, dopo gli accertamenti di rito, è stato restituito al legittimo proprietario.

Il 52enne è stato denunciato per l’Autorità Giudiziaria per il reato di furto aggravato, ferma restando la presunzione di innocenza dell’indagato valevole ora e fino a condanna definitiva.

Incendio al punto vendita Zangaloro, Trainito: “Un attentato che ferisce Gela. Fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine”

«Quello che è accaduto al punto vendita Zangaloro è un fatto gravissimo che ci lascia profondamente preoccupati e indignati. Non siamo di fronte a un semplice incendio, ma a un attentato che colpisce un imprenditore che viene a investire nella nostra città e l’intera comunità di Gela».
A dichiararlo è Francesco Trainito, presidente di Confcommercio Gela, commentando il rogo che ha distrutto la struttura e messo a rischio un investimento importante per il territorio.
«Quando un’impresa viene colpita in questo modo – continua Trainito – non brucia solo un’attività commerciale. Brucia la fiducia, brucia la voglia di investire, brucia il futuro di una città che ha bisogno di sviluppo sano e opportunità».
Confcommercio Gela esprime piena e sincera solidarietà all’imprenditore coinvolto, che ha scelto di investire a Gela credendo nelle potenzialità del territorio.
«Serve una risposta forte e immediata – sottolinea il presidente –. La sicurezza e la legalità non sono temi astratti, ma condizioni indispensabili per permettere alle imprese di operare serenamente. Chi investe deve sentirsi tutelato dallo Stato e dalle istituzioni».
«Allo stesso tempo – aggiunge Trainito – abbiamo piena fiducia nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, certi che sapranno fare piena luce su quanto accaduto e assicurare alla giustizia i responsabili di questo grave atto criminale».
Confcommercio Ascom Gela chiede con determinazione:
• massimo impegno nelle indagini;
• un rafforzamento concreto dei controlli e della presenza sul territorio;
• una strategia chiara per difendere gli investimenti, la legalità e il diritto di fare impresa.
«Gela non può e non deve arrendersi – conclude Trainito –. Come Confcommercio saremo sempre dalla parte di chi investe e di chi crede in uno sviluppo fondato sulla legalità. La criminalità non avrà l’ultima parola».

Confcommercio Ascom Gela
Il Presidente
Francesco Trainito

Incendio al punto vendita Zangaloro a Gela, il sindaco: “La città non si farà intimidire”

«Esprimo la mia piena solidarietà ai titolari del punto vendita Zangaloro di Palermo, colpiti stanotte da un incendio doloso che ha distrutto i locali di Gela, ancora in fase di allestimento e non aperti al pubblico. Un gesto vile che brucia non solo un investimento significativo, ma anche le prospettive occupazionali dei dipendenti già selezionati”. E’ quanto afferma il sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano. “È un fatto che ferisce profondamente la nostra comunità, soprattutto in un momento in cui Gela sta risalendo con forza, grazie a investimenti strutturali, iniziative imprenditoriali e nuove attrazioni turistiche che stanno ridisegnando il volto della città.
Confido totalmente nel lavoro delle forze dell’ordine, che sono certo faranno piena luce sull’accaduto, e nella reazione concreta e determinata di quella parte sana di Gela che non accetta di essere rappresentata da episodi del genere.
La città non si farà intimidire. Continueremo a sostenere chi investe e crede nel nostro territorio».

Incendio al punto vendita Zangaloro a Gela, Scuvera: “Condanno con fermezza il vile gesto”

Condanno con assoluta fermezza il vile atto incendiario che ha distrutto il punto vendita Zangaloro a Gela. Un gesto criminale che colpisce un’impresa, un investimento privato e soprattutto il lavoro: posti di lavoro già previsti, famiglie che aspettavano un’opportunità, fiducia nel futuro di questa città.

Chi usa questi atti vili per intimidire manda un messaggio sbagliato a Gela e alla Sicilia intera. Colpisce chi sceglie di investire, chi crea occupazione, chi crede nello sviluppo sano del territorio. Questo è inaccettabile.

Sono Sicuro di una risposta chiara e immediata da parte delle forze dell’ordine per individuare i responsabili e garantire sicurezza a chi decide di restare e investire.

Esprimo piena solidarietà all’azienda Zangaloro e a tutti i lavoratori coinvolti. Le istituzioni hanno il dovere di schierarsi dalla parte di chi costruisce, non di chi distrugge.

In fiamme a Gela “Zangaloro”: era tutto pronto a Macchitella per l’apertura

 Il nuovo punto vendita della catena di ristorazione “Zangaloro”, destinato ad aprire nel quartiere Macchitella, potrebbe non vedere mai la luce. All’alba, intorno alle 5, un incendio di origine dolosa ha devastato il locale in fase di allestimento, compromettendo l’intero investimento programmato dall’azienda.

Secondo una prima ricostruzione, i responsabili avrebbero utilizzato benzina per appiccare le fiamme, che hanno ridotto in cenere arredi, impianti e strutture interne. I danni sono considerevoli e l’intervento dei soccorsi non è bastato a salvare quanto già realizzato.

L’apertura del ristorante avrebbe dovuto portare almeno quattordici nuove assunzioni, già in via di definizione. Adesso il gruppo imprenditoriale sta valutando se proseguire con il progetto o rinunciare del tutto all’iniziativa gelese.

Sul rogo indaga la polizia, che ha avviato controlli e acquisito i primi elementi per individuare chi abbia agito e con quali motivazioni.

Catania, assalto in appartamento: bottino da mezzo milione di euro. Un morso incastra i rapinatori

CATANIA – Un colpo pianificato nei dettagli, un travestimento insolito e una fuga fulminea. Ma a tradire i due presunti autori della rapina avvenuta il 13 maggio nel pieno centro di Catania è stato un elemento tanto inaspettato quanto decisivo: il frammento di un guanto in lattice strappato con un morso durante la colluttazione.

I carabinieri hanno arrestato due uomini, di 33 e 52 anni, ritenuti responsabili dell’irruzione in un appartamento dove vive una coppia. Secondo gli investigatori, i due si sarebbero presentati alla porta fingendo di consegnare una cassetta di frutta; uno di loro indossava una maschera in gomma per non farsi riconoscere. Una volta dentro, avrebbero immobilizzato i proprietari utilizzando del nastro adesivo, costringendoli poi ad aprire due casseforti contenenti circa 500.000 euro in contanti.

La fuga è avvenuta a bordo di un’auto guidata da un terzo complice, ancora ricercato. L’indagine, avviata immediatamente dopo il colpo, ha potuto contare sulle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona e su numerose intercettazioni telefoniche. Ma il tassello determinante è stato proprio quel frammento di guanto, rimasto sul luogo come conseguenza del morso di una delle vittime: da lì gli inquirenti sono riusciti a risalire ai presunti responsabili.

Furti con spaccata tra Vittoria e Comiso, colpiti diversi esercizi commerciali: tre misure cautelari

Gli agenti dei Commissariati P.S. di Vittoria e Comiso, e i militari della Compagnia Carabinieri di Vittoria, hanno dato esecuzione a una ordinanza applicativa di misura cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Ragusa, su richiesta della Procura della Repubblica, a carico di tre soggetti di Vittoria, rispettivamente di 34, 40 e 43 anni., indagati per il reato di furto aggravato, in concorso.

Ai predetti viene contestato di essere gli autori di una serie di furti, avvenuti tra Dicembre 2024 e gennaio 2025, ai danni di alcuni esercizi commerciali di Vittoria e Comiso, effettuati mediante effrazione delle vetrate con autovetture, anch’esse provento di furto da parte degli stessi indagati.

La commissione di tali fatti delittuosi aveva ingenerato un certo allarme sociale nelle comunità dei comuni interessati; a seguito di tali eventi, erano state avviate specifiche indagini da parte dei citati Uffici della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri , con il coordinamento della Procura della Repubblica di Ragusa, che, a conclusione di una meticolosa attività di ricerca degli elementi indiziari, hanno consentito di ricostruire i vari fatti delittuosi, con l’individuazione dei presunti autori.

Nei loro confronti è stato eseguito il provvedimento cautelare: ad un indagato è stata applicata la misura degli arresti domiciliari, ad un altro quella dell’obbligo di dimora nel comune di Vittoria, e al terzo la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Carta di identità elettronica priva di microchip: denunciato nel Nisseno un ventenne

La Polizia di Stato nel Capoluogo ha denunciato un ventenne per il reato di falsità materiale commessa da privato poiché, nel corso di un controllo, è stato trovato in possesso di una carta di identità elettronica priva di microchip. Gli agenti del Reparto Prevenzione Crimine di Palermo, qui aggregati per lo svolgimento dei servizi di controllo del territorio, hanno notato che la carta d’identità del giovane, già noto per i suoi precedenti e sottoposto alla misura di prevenzione dell’avviso orale del Questore, presentava un’anomalia: il microchip era stato asportato con una precisione chirurgica, difficilmente percepibile a un occhio non esperto. La C.I.E. contiene un microchip che custodisce dati anagrafici e biometrici (fotografia e impronte digitali) del titolare, consentendo autenticazioni sicure e l’accesso ai servizi digitali della pubblica amministrazione. La rimozione compromette l’integrità del documento, lo rende non conforme alla legge e ne azzera le garanzie di sicurezza. Per questo l’asportazione del chip configura una manomissione materiale del titolo, con conseguenze penali: la carta diventa inidonea all’identificazione certa e può facilitare tentativi di frode, sostituzione di persona o duplicazione illecita dei supporti.

Siracusa, corpo di una donna rinvenuto sul litorale di Mazzarona

SIRACUSA – Una tragica scoperta ha sconvolto il pomeriggio a Siracusa: il corpo senza vita di una donna è stato ritrovato sulla scogliera di Mazzarona, nella zona nord-est della città. Il ritrovamento è stato segnalato alle autorità da alcuni ragazzi che si trovavano a giocare nei pressi della scogliera.

Secondo le prime ipotesi, potrebbe trattarsi di una donna di 56 anni, ospite di una residenza sanitaria assistita (Rsa), che questa mattina si era allontanata dalla struttura. I familiari avevano già denunciato la sua scomparsa. Per avere conferma dell’identità, sarà necessario attendere l’esito dell’ispezione cadaverica.

Al momento, non è chiara la dinamica della tragedia: gli investigatori non escludono né un incidente, come una caduta accidentale dal dirupo, né altre circostanze più gravi, incluso il gesto estremo.

Per recuperare il corpo sono intervenute le motovedette della Guardia Costiera e i Vigili del Fuoco, mentre le indagini sono coordinate dalla Procura di Siracusa.