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Inseguimento notturno a Catania: automobilista ubriaco provoca incidente e tenta la fuga

Serata movimentata nel centro di Catania, dove un intervento dei carabinieri ha evitato conseguenze potenzialmente gravi per la sicurezza pubblica. Un uomo di 39 anni, residente in città, è stato fermato dopo aver messo in atto una condotta di guida estremamente pericolosa, culminata con un incidente stradale.

I militari dell’Arma, impegnati in un servizio di controllo nell’area di piazza Dante — zona particolarmente affollata da residenti e visitatori — hanno notato un’autovettura procedere ad alta velocità, effettuando manovre azzardate e prive di qualsiasi giustificazione. Alla richiesta di fermarsi, il conducente ha invece accelerato, dando il via a una fuga tra le strade del quartiere.

L’uomo ha percorso diversi tratti anche in senso vietato, creando una situazione di serio pericolo per pedoni e altri automobilisti. L’inseguimento si è concluso solo dopo che il veicolo ha provocato un sinistro, senza però che ciò bastasse a convincere il conducente a collaborare: una volta sceso dall’auto, ha infatti tentato di allontanarsi a piedi, venendo però immediatamente bloccato dai carabinieri.

Sottoposto ai controlli di rito, il 39enne è risultato in evidente stato di ebbrezza. Gli accertamenti alcolemici hanno confermato un tasso di alcol nel sangue ben oltre i limiti consentiti dalla legge. Ulteriori verifiche hanno inoltre fatto emergere che il veicolo era privo di copertura assicurativa e che l’uomo non indossava le cinture di sicurezza.

Al termine delle operazioni, il conducente è stato denunciato all’autorità giudiziaria e sanzionato per le violazioni riscontrate. L’episodio riaccende l’attenzione sul tema della sicurezza stradale, soprattutto nelle zone urbane ad alta frequentazione, dove comportamenti irresponsabili possono avere conseguenze drammatiche.

Gela, anziano entra in un locale con un martello: caos sul lungomare

Gela — Momenti di tensione domenica 21 dicembre, intorno alle 22:30, sul lungomare di Gela, dove un uomo anziano ha fatto irruzione in un locale armato di martello, scatenando il panico tra clienti e personale.

Secondo alcune testimonianze, si tratterebbe di un residente della zona. Una volta entrato nel locale, l’uomo ha rovesciato diversi tavoli e successivamente ha danneggiato le vetrate esterne, mandandole in frantumi.

La scena ha provocato momenti di forte tensione: numerosi avventori si sono allontanati spaventati, mentre il personale ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Sul posto è arrivata rapidamente una volante della polizia.

Fortunatamente non si registrano feriti, ma ci sono danni materiali. Le autorità stanno ora ricostruendo l’esatta dinamica dei fatti e valutando le responsabilità.

Palermo, spari nella notte della movida: donna ferita per errore, caccia al responsabile

PALERMO – Una notte di terrore ha sconvolto il centro della movida palermitana. Intorno alle 2.30, una sparatoria improvvisa ha seminato il panico tra i giovani presenti tra piazza Nascè e le vie limitrofe. A rimanere gravemente ferita è stata Valentina Peonio, 33 anni, colpita da alcuni proiettili mentre si trovava in strada.

Secondo le prime ricostruzioni investigative, la donna non era il bersaglio dell’azione armata: sarebbe stata raggiunta alle spalle durante una sparatoria rivolta ad altri obiettivi. Una vittima innocente, dunque, coinvolta casualmente in un episodio di violenza esploso nel cuore della notte.

La 33enne è stata soccorsa e trasportata d’urgenza in ospedale. Le sue condizioni sono serie, ma fortunatamente non risulterebbe in pericolo di vita.

L’episodio si è verificato in una zona già segnata in passato da fatti di sangue: a pochi passi dal luogo degli spari, e a distanza di due anni esatti, si consumò l’omicidio di Celesia all’interno della discoteca Notr3, in via Pasquale Calvi. Un dettaglio che riaccende l’attenzione sul tema della sicurezza nelle aree della movida notturna.

Dopo aver esploso i colpi, l’uomo armato si è dato alla fuga a bordo di una Smart. Durante la corsa, all’altezza di via Mazzini, avrebbe investito due pedoni, senza fermarsi a prestare soccorso, per poi proseguire in direzione di piazza Don Bosco, facendo perdere le proprie tracce.

Le forze dell’ordine stanno analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza e raccogliendo testimonianze per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e risalire all’identità del responsabile.

Intanto, Palermo si risveglia ancora una volta con il peso di una notte segnata dalla violenza, mentre cresce la preoccupazione dei residenti e degli operatori commerciali per l’escalation di episodi armati nelle zone della vita notturna.

Rapina, arrestato a Niscemi un pregiudicato di 27 anni: dovrà scontare 3 anni e mezzo di reclusione

Arrestato a Niscemi un pregiudicato di 27 anni destinatario di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Livorno – Ufficio Esecuzioni Penali. L’uomo dovrà scontare una pena di anni 3 e mesi 6 di reclusione per i reati di lesioni personali e rapina, commessi a Rosignano Marittimo (LI) nel febbraio del 2021. L’arrestato è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Gela a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Droga, 13 misure cautelari tra Enna, Agrigento e Catania: tra i clienti anche molti minorenni

La Polizia di Stato, in particolare il personale della Sezione Antidroga della Squadra Mobile della Questura di Enna, alle prime luci dell’alba, hanno eseguito una vasta operazione antidroga, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna.  

Al termine di una lunga e complessa attività investigativa sono stati acquisiti gravi indizi di colpevolezza a carico di 13 soggetti, nei confronti dei quali il G.I.P. presso il Tribunale di Enna, su richiesta della Procura della Repubblica di Enna, ha disposto l’applicazione delle misure cautelari.

Le complesse indagini condotte dai poliziotti della Sezione Antidroga della Squadra Mobile della Questura di Enna a partire dal mese di ottobre del 2024 hanno permesso di ricostruire un articolato sistema di approvvigionamento e distribuzione di droga operante in maniera stabile nella città di Enna.

Gli investigatori della Sezione Antidroga, attraverso intercettazioni, pedinamenti, riscontri diretti, attività tecniche e sequestri, hanno evidenziato la presenza di un gruppo di soggetti che, secondo un sistema ben collaudato, reperivano ingenti quantitativi di sostanza stupefacente che poi veniva stoccata, confezionata e ceduta al dettaglio nel territorio ennese. 

Il principale indagato, infatti, provvedeva all’acquisto di sostanza stupefacente dalle province limitrofe, beneficiando della collaborazione dei propri familiari che, muovendosi nelle varie province siciliane, provvedevano al reperimento di ingenti quantitativi di droga. Nel corso dell’attività investigativa è stato infatti accertato anche il ruolo di alcuni corrieri che, lo scorso dicembre, sono stati fermati a bordo della loro autovettura da parte degli operatori della Sezione Antidroga. Al termine del controllo è stato rinvenuto un pacco contenente oltre due chili di hashish, suddivisi in 21 panetti del peso lordo di circa 100 grammi ciascuno, confezionati e pronti per essere immessi nella piazza di spaccio ennese.

Inoltre, dall’attività investigativa è emerso che il principale indagato, coadiuvato negli affari illeciti anche dalla propria compagna, aveva trasformato la propria abitazione di Enna in un vero e proprio centro di acquisto di sostanze stupefacenti. Mediante l’impiego di sofisticate tecniche investigative è stato infatti appurato come tantissimi giovani – talvolta minorenni – nelle diverse ore del giorno e della notte, si recavano presso l’abitazione dello stesso per acquistare sostanza stupefacente. Quest’ultimo, inoltre, provvedeva altresì allo spaccio al dettaglio della sostanza stupefacente anche nelle maggiori piazze ennesi, servendosi della collaborazione di alcuni giovani “fidati”, che lui stesso definiva cavallini -da qui il nome dato all’operazione di polizia, Little Horses.

           Al termine dell’attività è stata dunque disposta dal G.I.P. di Enna, su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna, l’applicazione di 13 misure cautelari a carico di tutti i soggetti coinvolti nell’attività di spaccio. Nei confronti del principale indagato è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre nei confronti di altri 4 soggetti, i quali hanno attivamente collaborato con il principale indagato nell’illecita attività di spaccio, è stata disposta l’applicazione della misura custodiale degli arresti domiciliari. Sei indagati sono stati sottoposti alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla P.G. ed, infine, nei confronti di due indagati è stata applicata la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

Tutti i soggetti risultano indagati, a vario titolo, per il reato di traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti

Nella fase esecutiva, i poliziotti impegnati nell’operazione sono intervenuti simultaneamente in diversi punti strategici della città Enna, luogo ove sono state eseguite la maggior parte delle misure cautelari disposte; alcuni provvedimenti sono stati peraltro eseguiti nelle province di Catania e Agrigento, luogo di residenza di alcuni indagati.

Con l’operazione, portata a termine ieri, la Polizia di Stato ha inferto un duro colpo ad un gruppo criminale impegnato nello spaccio delle sostanze stupefacenti.

Si evidenzia, in ultimo, che il procedimento penale pende in fase di indagini preliminari e che gli indagati non possono essere considerati colpevoli fino a sentenza di condanna irrevocabile.

 

Vittoria, 15enne minaccia con un coltello il padre pretendendo la consegna di denaro, arrestato

Gli agenti della Polizia di Stato, appartenenti al Commissariato P.S. di Vittoria, hanno tratto in arresto un minore di 15 anni, ritenuto responsabile di maltrattamenti reiterati, tentata estorsione e minacce gravi nei confronti dei genitori.
 
L’equipaggio di una volante è intervenuto presso un’abitazione del centro cittadino, a seguito della chiamata di un donna al 112 la quale aveva segnalato che il proprio figlio minore aveva messo a soqquadro l’abitazione, come era avvenuto in altre circostanze, e aveva minacciato con un coltello a scatto il padre, il quale aveva opposto un rifiuto alla sua richiesta della somma di 1600 euro per l’acquisto di un ciclomotore, nonostante fosse sprovvisto di patente di guida.
 
Anche in presenza degli agenti intervenuti, il minore ha continuato a mantenere un atteggiamento aggressivo e violento, e a rivolgere minacce di morte ai genitori.
 
Il 15enne è stato tratto in arresto e associato presso il Centro di Prima Accoglienza di Catania, a disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni della città etnea.

Comiso, violenza domestica, applicato divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico

Personale della Polizia di Stato, appartenente al Commissariato di P.S. di Comiso ha dato esecuzione ad una misura cautelare del divieto di avvicinamento nei confronti di un cittadino comisano di 28 anni, indagato per il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi.
 
L’attività investigativa ha consentito di accertare come l’uomo, connotato da condotte aggressive e da un abituale abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti, avesse posto in essere reiterati episodi di violenza nei confronti della compagna, anche alla presenza della figlia minore, con cadenza pressoché giornaliera, mediante ingiurie e gravi minacce, anche di morte.
 
Alla luce del quadro indiziario emerso, il GIP, su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa, ha disposto nei confronti dell’indagato la misura cautelare del divieto di avvicinamento alle persone offese e ai luoghi da esse abitualmente frequentati, con l’applicazione del braccialetto elettronico.

Vittoria, tortura e sequestro di persona a scopo di estorsione: la Poliza di Stato esegue ordinanza di applicazione di misura cautelare in carcere nei confronti di quattro cittadini bangladesi.

Su delega della Procura della Repubblica di Catania Direzione Distrettuale Antimafia, personale della Squadra Mobile della Questura di Ragusa ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di quatto cittadini stranieri di nazionalità bangladese, H. N. (classe 2000), A. O (classe 1991), A.R. ( classe 1982) e B.S. (classe 1992) ritenuti allo stato gravemente indiziati dei delitti di sequestro di persona aggravato a fini di estorsione e tortura aggravato, delitti commessi in danno di migranti connazionali appena giunti sul territorio Italiano.
 
Secondo l’impostazione accusatoria, accolta dal GIP, ferma restando la presenzione d’innocenza fino a sentenza definitiva di condanna, l’ attività di indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dalla Sezione Criminalità Straniera della Squadra Mobile di Ragusa, avrebbe permesso di ricostruire un episodio di inaudita violenza accaduto nel decorso mese di settembre in territorio di Vittoria e che avrebbe visto come vittime due migranti del Bangladesh e come autori alcuni loro connazionali, regolari sul territorio.
 
In particolare, le due vittime, appena giunte regolarmente con decreto flussi sul territorio italiano, sarebbero state attirate con l’inganno dagli odierni destinatari di misura cautelare, precisamente con la promessa di esser condotte presso la località e l’azienda ove avrebbero potuto lavorare e stipulare un regolate contratto di lavoro, venendo invece condotte presso un’abitazione rurale nella campagna vittoriese che sarebbe divenuta la loro prigione.
 
I due giovani stranieri sarebbero stati infatti dapprima privati dei propri telefoni, separati e poi rinchiusi all’interno di due stanze diverse, tenuti legati, mani e piedi, anche con catene, e di poi fatti oggetto di violente aggressioni ordite con l’uso di spranghe in ferro e tubi di metallo nonché tentativi di strangolamento al fine di costringerli a contattare i propri familiari e far corrispondere loro delle somme di denaro per ottenere la liberazione.
 
La forza persuasiva della violenza sarebbe stata ulteriormente arricchita dalla rappresentazione dell’appartenenza degli indagati a gruppi di criminalità organizzata, in modo da aumentare il terrore delle due vittime e accelerare la erogazione delle somme.
 
L’aggressione avrebbe avuto la durata di ventiquattro ore di ininterrotta violenza aggravata dalla estrema crudeltà dei responsabili che avrebbero, per un verso, organizzato il collocamento delle due vittime all’interno dell’abitazione in modo che ciascuna delle due potesse udire le grida di dolore dell’altra senza sapere cosa le stesse accadendo, per altro verso contattato i familiari delle vittime per far udire le urla di dolore dei propri cari durante le selvagge aggressioni, onde fare ulteriore pressione e ottenere il pagamento delle somme richieste.
 
Solo ad avvenuta corresponsione del “prezzo della liberazione” (circa 20.000 euro) i due giovani sarebbero stati allontanati, sebbene scortati, con la minaccia di ulteriori aggressioni se avessero osato avvisare le Forze dell’ordine.
 
L’episodio, così come ricostruito grazie anche ad attività di indagine di tecnico e tradizionale, risulta assimilabile, per il modus operandi degli indagati, a quelli che questo Ufficio, in pregresse indagini, ha riscontrato come abitualmente utilizzati da torturatori facenti parte delle associazioni di trafficanti all’interno dei ghettos e delle connection houses in territorio libico ove migranti in transito, sequestrati all’interno dei predetti luoghi, avevano subito violenze (videoriprese dai propri aguzzini) onde ottenere il pagamento di somme di denaro ad opera dei familiari ubicati nelle più lontane parti del mondo: In questo caso la vicenda sarebbe avvenuta in Italia, predisponendosi un’abitazione adatta allo scopo, sufficientemente isolata e funzionalmente idonea a garantire l’agire indisturbato dei correi.
 
L’ordinanza emessa dal Gip di Catania è stata eseguita da personale della Squadra Mobile di Ragusa nei confronti di tre indagati, risultando il quarto allo stato irreperibile

Incidente stradale alle prime ore del pomeriggio sulla Gela–Licata

Un incidente stradale si è verificato nel primo pomeriggio sulla strada statale Gela–Licata, all’altezza della contrada Tenutella. Il sinistro è avvenuto intorno alle 14:30, coinvolgendo due autovetture, una Ford e una Mitsubishi.

A bordo di uno dei veicoli viaggiava una signora insieme a due bambine. Nonostante il forte impatto e i danni riportati dai mezzi, le persone coinvolte non sarebbero in grave pericolo.

Sul posto sono intervenuti due pattuglie della Polizia e due ambulanze, che hanno provveduto a mettere in sicurezza l’area, prestare assistenza sanitaria e avviare i rilievi per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.

Il traffico ha subito rallentamenti temporanei durante le operazioni di soccorso e di rimozione dei veicoli. Le cause dell’incidente sono attualmente al vaglio delle forze dell’ordine.

“Non vogliamo più la mafia a Gela”, l’associazione antiracket al sit-in di solidarietà dopo l’incendio allo store Zangaloro

“La speranza del cambiamento per una Gela positivamente diversa, passa attraverso una lucida analisi che la nostra società civile, le imprese, le associazioni e comuni cittadini; insieme alle autorità dei nostri territori, dobbiamo necessariamente fare per potere opporci all’eventuale ondata criminale che si sta ripresentando nuovamente in un momento così delicato per la nostra città”. E’ quanto afferma Salvino Legname, presidente dell’associazione antiracket di Gela. “Dare solidarietà a coloro che vogliono investire così come hanno fatto gli imprenditori della prestigiosa catena di fast food Zangaloro è assolutamente doveroso, ma non basta. Così come confermato dal nostro sindaco Terenziano Di Stefano, indignarsi per tali fatti criminali deve portarci ad una ribellione interiore, che bisogna contemporaneamente esprimere nelle piazze e nei luoghi dove sono avvenuti i fatti intimidatori e criminali, nei confronti di coloro che malgrado tutto continuano ad investire nella nostra città. Penso sia doveroso, ma é anche necessario, che gran parte della cittadinanza, possa essere presente lunedì 15 dicembre alle 17,30, nel luogo dove è avvenuto l’attentato criminale, per potere gridare tutti insieme: NON VOGLIAMO PIU LA MAFIA A GELA! Dopo di che, ognuno con i propri ruoli, ma condividendo insieme tali inaccettabili fatti, dobbiamo tentare di costruire una cintura di sicurezza, attorno al nuovo sviluppo economico e sociale, che comincia ad intravedersi nei nostri territori. Sarà nostra cura e dedizione, come Associazione Antiracket e Antiusura di Gela, fare di tutto per continuare ha collaborare con le vittime, le forze dell’ordine e le procure Antimafia di riferimento, affinché questo ulteriore fenomeno criminale possa essere contrastato ed annientato, così come è accaduto per circa vent’anni, grazie ai tantissimi imprenditori e commercianti che con grande coraggio, si sono rivolti alla nostra associazione Antiracket di Gela, che li ha accompagnati alla denuncia, ma soprattutto ha sempre garantito loro la nostra costante presenza e vicinanza umana, affrontando insieme i tantissimi processi avvenuti ,dopo le centinaia di arresti eseguiti dalle eccezionali forze dell’ordine e con il determinante impegno delle Procure Antimafia”.

Gela, commercio abusivo di materiali esplodenti: denunciato un cinquantenne

 In vista delle ormai imminenti festività natalizie, il Questore di Caltanissetta ha disposto controlli amministrativi a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica finalizzati al contrasto del fenomeno del commercio abusivo di materiali esplodenti e di botti pericolosi o illegali. Gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza, nel corso dei controlli, hanno denunciato un cinquantenne per commercio abusivo di materiali esplodenti poiché privo della necessaria licenza prefettizia, sequestrando diverse tipologie di petardi e batteria da lancio. Nel ricordare che i fuochi d’artificio illegali e artigianali sono vietati e costituiscono un grave rischio per la sicurezza pubblica, la Polizia di Stato raccomanda di festeggiare Capodanno in sicurezza evitando botti illegali, acquistando solo prodotti certificati in negozi autorizzati.

Rigonfiamento intimo tradisce la droga: spaccio in una comunità terapeutica, un arresto

ZAFFERANA ETNEA – Aveva scelto una comunità terapeutica come punto di riferimento per la vendita di stupefacenti, ma il suo piano è stato smascherato dall’intervento dei carabinieri. Un 27enne di Catania, incensurato, è stato arrestato in flagranza mentre riforniva di droga uno degli ospiti della struttura.

I militari, dopo aver raccolto informazioni su una possibile cessione, si sono appostati nei pressi della comunità. Il giovane è stato fermato mentre si allontanava in auto. La perquisizione personale e del veicolo ha consentito di recuperare un involucro contenente marijuana skunk, in quantità sufficiente per ricavare circa 80 dosi, oltre a 50 euro in contanti.

Il 27enne ha ammesso che il denaro era il provento della vendita appena avvenuta. Decisive anche le immagini del sistema di videosorveglianza della struttura, che hanno documentato la cessione dello stupefacente e permesso di risalire all’acquirente.

Quest’ultimo, un 28enne con precedenti specifici, inizialmente ha negato ogni responsabilità. Tuttavia, il suo nervosismo e un evidente rigonfiamento sotto gli indumenti intimi hanno insospettito i carabinieri. L’uomo ha tentato di opporre resistenza con calci e pugni prima di essere immobilizzato.

Addosso gli sono state trovate cinque dosi di hashish e un ulteriore involucro di marijuana skunk, nascosti proprio sotto la biancheria. Per l’acquirente è scattata la denuncia, mentre lo spacciatore è stato arrestato.