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Antonello Montante ritorna in carcere: deve scontare 4 anni e 5 mesi

È tornato in carcere l’ex leader degli industriali siciliani Antonello Montante, condannato definitivamente per corruzione e per alcuni episodi di «spionaggio». L’imprenditore di Serradifalco, in provincia di Caltanissetta, era stato condannato a 8 anni in appello con il rito abbreviato. La Corte di Cassazione ha però annullato l’accusa di associazione a delinquere e disposto un processo d’appello bis per il ricalcolo della pena.

In attesa del nuovo conteggio, la Procura generale di Caltanissetta ha emesso un ordine di carcerazione: Montante deve scontare 4 anni e 5 mesi di reclusione. L’imprenditore si è presentato spontaneamente al carcere di Bollate, a Milano.

Il mese scorso la Cassazione aveva depositato le motivazioni della decisione, confermando la condanna definitiva per corruzione. Insieme a Montante sono diventate irrevocabili anche le sentenze a carico dei poliziotti Marco De Angelis e Diego Di Simone, per i quali dovrà comunque celebrarsi un nuovo processo d’appello per ricalcolare le pene.

Lavoravano in nero e vivevano in monolocali senza acqua: niscemese arrestato a Scoglitti

 Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Con questa accusa i carabinieri della Stazione di Scoglitti hanno arrestato, in flagranza di reato, C. R., quarantenne di Vittoria ma domiciliato a Niscemi. I militari hanno effettuato un controllo nell’azienda agricola gestita dall’uomo nelle campagne di Vittoria e hanno constatato l’impiego di quattro stranieri, un tunisino e tre albanesi, tutti irregolari sul territorio nazionale e privi di un contratto di lavoro. I quattro lavoratori inoltre erano sottopagati e vivevano in monolocali, all’interno dell’azienda agricola, in pessime condizioni igieniche, privi di finestre e senza acqua corrente. Tutta l’area dell’azienda, circa 25.000 mq, è stata sottoposta a sequestro preventivo e per l’uomo sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Lascia in macchina il braccialetto elettronico e si avvicina alla sua ex: un arresto a Caltanissetta

I poliziotti della sezione volante venerdì scorso, di seguito all’alert giunto presso la sala operativa della Questura di Caltanissetta, sono intervenuti presso un’attività commerciale del Capoluogo poiché un quarantenne, sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dall’ex coniuge, vittima di maltrattamenti in famiglia, aveva violato la misura disposta dall’Autorità giudiziaria. Gli agenti hanno trovato l’uomo all’interno dell’attività commerciale, dove si trovava anche la vittima, poiché aveva lasciato in macchina il dispositivo elettronico associato al braccialetto elettronico che gli avrebbe segnalato la presenza dell’ex coniuge.

Il quarantenne, gravato da precedenti di polizia per i reati di maltrattamenti in famiglia, minaccia e rissa, ammonito dal Questore di Caltanissetta a cambiare condotta, era già stato tratto in arresto lo scorso mese di giugno per analoga violazione della misura cautelare. Su disposizione del Pubblico Ministero presso la locale Procura della Repubblica l’uomo è stato condotto agli arresti domiciliari a disposizione dell’Autorità giudiziaria. Le indagini sono in corso e la responsabilità dell’indagato, in virtù del principio di non colpevolezza, sarà accertata solo in seguito a sentenza definitiva.

Hashish nascosto tra le grondaie del balcone: arrestato un 37enne a Caltanissetta

Nei giorni scorsi i Carabinieri della Compagnia Carabinieri di Caltanissetta hanno intensificato i controlli nei confronti dei soggetti sottoposti a misure restrittive della libertà personale; durante uno di questi specifici servizi, predisposto con il supporto del Nucleo Cinofili di Palermo e volto a contrastare i fenomeni di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, è stato tratto in arresto un cittadino extracomunitario 37enne, già agli arresti domiciliari con sistema di monitoraggio mediante braccialetto elettronico.

In particolare, i militari hanno proceduto a una perquisizione personale e dell’abitazione ove il predetto era agli arresti domiciliari nel pieno centro storico di Caltanissetta, al cui esito sono stati rinvenuti:

· 60 gr di hashish, suddivisi in 25 dosi;

· un panetto di 28 gr. di hashish;

· materiale vario idoneo al confezionamento e la pesatura dello stupefacente.

La droga, la cui presenza in casa era immediatamente segnalata dal fiuto dell’unità cinofila antidroga, è stata trovata bene occultata nella grondaia del balcone, in una tasca dell’accappatoio e all’interno di una tasca appositamente ricavata in un tappeto steso sul balcone.

Quanto rinvenuto è stato sottoposto a sequestro, mentre il soggetto è stato tratto in arresto e, su disposizione del Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Caltanissetta, che coordina le indagini, trasferito presso la Casa circondariale di Caltanissetta.

Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Caltanissetta, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha convalidato l’arresto e ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere dell’indagato per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti

Incidente nella notte a Gela, paura nel quartiere San Giacomo

GELA – Momenti di paura nella notte nel quartiere San Giacomo, a Gela, dove intorno all’1:00 si è verificato un incidente stradale sul corso Salvatore Aldisio. Secondo le prime ricostruzioni, a scontrarsi sono state un’utilitaria Fiat «Grande Punto» di colore bianco e un grosso SUV. L’impatto è stato così violento da far scattare gli airbag del veicolo.

Sul posto sono intervenute due ambulanze del 118, i vigili del fuoco e i carabinieri, che hanno messo in sicurezza l’area e avviato i rilievi. Sei persone sono rimaste ferite e trasportate in ospedale: fortunatamente, nessuno ha riportato particolari traumi e tutti sono già stati dimessi.

L’incidente, avvenuto nel cuore della notte, ha destato allarme tra i residenti della zona, svegliati dal fragore dello schianto e dal successivo arrivo dei soccorsi. Le autorità stanno lavorando per ricostruire la dinamica e accertare eventuali responsabilità.

Si presenta in commissariato per firmare con uno scooter rubato: denunciato dalla polizia a Catania

Pensando di non essere notato è andato in Commissariato per adempiere all’obbligo di firma a bordo di uno scooter rubato, ma il protagonista di questa vicenda, un 43enne catanese con precedenti specifici per reati contro il patrimonio, è stato scoperto e denunciato dalla Polizia di Stato per ricettazione.

L’uomo, sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con l’obbligo di firma tutti i giorni, si è presentato al Commissariato di pubblica sicurezza di “Librino” in sella ad uno scooter risultato provento di furto.

Quando è arrivato davanti agli uffici della Polizia, lo scooter da lui utilizzato ha destato immediatamente i sospetti dei poliziotti. Infatti, l’uomo è entrato all’interno del Commissariato per ottemperare all’obbligo di firma lasciando il motociclo all’esterno col motore acceso. A quel punto, i poliziotti hanno effettuato il controllo del mezzo a due ruote verificando che il blocco di accensione si presentava privo della chiave.    

Gli accertamenti condotti nell’immediato hanno consentito di appurare che lo scooter era da ricercare poiché rubato pochi giorni prima a Misterbianco.  

Il motociclo è stato restituito al legittimo proprietario che ha espresso la propria gratitudine nei confronti dei poliziotti.

Dopo le formalità di rito, il 43enne, ferma restando la presunzione di innocenza dell’indagato valevole ora e fino a condanna definitiva,  è stato denunciato per ricettazione. L’uomo è stato anche segnalato all’Autorità Giudiziaria per la violazione delle prescrizioni imposte dalla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, come previsto dalla normativa vigente in tema di misure di prevenzione, contemplata nel c.d. “Codice antimafia”.

Arrestata a Gela una donna di 24 anni: è stata trovata con droga e munizioni

Ancora un arresto per detenzione di ingente quantità di sostanze stupefacenti operato dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela: nel quadro delle attività di prevenzione e contrasto ai fenomeni di illegalità diffusa predisposte dal Comando Provinciale Carabinieri di Caltanissetta, con particolare attenzione alle aree sensibili del territorio e a quelle maggiormente frequentate dai giovani, i Carabinieri di Gela hanno tratto in arresto in flagranza di reato una donna 24enne del luogo, pregiudicata, ritenuta responsabile di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

A esito di perquisizione personale, veicolare e domiciliare, i militari hanno rinvenuto in varie parti dell’abitazione:

· n. 5 buste di sostanza stupefacente del tipo cocaina per un peso complessivo di 1 kg;

· gr. 1,13 di marijuana;

· somma in contanti pari a € 1.775,00;

· materiale vario per il taglio e confezionamento della droga, nonché due bilancini di precisione intrisi di sostanza stupefacente.

La donna è stata inoltre deferita in stato di libertà per il reato di detenzione abusiva di munizionamento in quanto nel corso delle medesime attività è stato rinvenuto del munizionamento, occultato sopra un mobile della mansarda, e in particolare:

· n. 105 cartucce calibro 9×21;

· n. 23 cartucce calibro 7,65.

Quanto ritrovato, compresa la somma di denaro ritenuta provento dell’attività delittuosa, è stato sottoposto a sequestro. L’arrestata, su disposizione della Procura della Repubblica di Gela che coordina le indagini, è stata tradotta presso la Casa Circondariale Femminile di Agrigento. Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Gela, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha convalidato l’arresto e ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacenti

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla Costituzione, per l’indagata vige il principio di presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva.

Droga, atti persecutori, maltrattamenti: emessi dal questore di Caltanissetta 18 misure di prevenzione

La Polizia di Stato continua l’azione di contrasto alla criminalità diffusa. Nel corso dell’ultima settimana, il Questore della Provincia di Caltanissetta Pinuccia Albertina Agnello ha emesso altri diciotto provvedimenti applicativi di misure di prevenzione. Tra i provvedimenti, il primo Daspo emesso nei confronti di un diciannovenne tifoso della Sancataldese che domenica scorsa, in occasione dell’incontro di calcio Nissa – Sancataldese, nel corso del filtraggio effettuato dalla Polizia di Stato allo stadio Tomaselli, è stato trovato in possesso di due fumogeni nascosti sotto gli indumenti. Il predetto non potrà recarsi allo stadio o presso le aree antistanti o limitrofe ad esso per tutto il prossimo anno. La Divisione Polizia Anticrimine sta valutando la posizione di altri tifosi che si sono resi autori di condotte non conformi alla legge nel corso dell’incontro di calcio, nei confronti dei quali saranno emesse analoghe misure.

Cinque provvedimenti riguardano l’avviso orale notificato a soggetti arrestati e denunciati dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri in provincia poiché si sono resi protagonisti di condotte pericolose e antisociali: violenza, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e furto aggravato. Otto ammonimenti, per atti persecutori e maltrattamenti in famiglia, sono stati emessi nei confronti di uomini che si sono resi autori di stalking, lesioni personali e percosse nei confronti di coniugi ed ex compagne. In un caso, un ventiseienne, per aver messo in atto reiterate e plurime condotte di atti persecutori e percosse nei confronti della propria madre, che non riusciva a soddisfare le continue richieste di danaro da parte del figlio.

Tre pregiudicati, non residenti nei comuni dove hanno commesso i reati, sono stati rimpatriati con foglio di via obbligatorio con divieto di farvi ritorno per tre anni: uno straniero poiché denunciato dalla Squadra Mobile per tentato furto in appartamento e altri due soggetti denunciati dai Carabinieri per aver messo in atto truffe contro anziani. Un provvedimento di divieto di accesso in aree urbane, c.d. Dacur, è stato emesso nei confronti di un ventenne, denunciato dalla Polizia di Stato a Niscemi per rissa e violenza e minacce a pubblico ufficiale. Tutti i predetti, ritenuto che per la loro condotta sono considerati pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica, sono stati invitati a tenere una condotta conforme alla legge. Il Questore ha, inoltre, inoltrato al Tribunale di Caltanissetta tre proposte per l’applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza: una per violenza domestica e due nei confronti di pregiudicati socialmente pericolosi.

Ragusa, maltratta e minaccia la propria compagna: braccialetto elettronico per un 45enne

Personale della Squadra Volante e della Squadra Mobile ha dato esecuzione a un’ordinanza applicativa della misura cautelare del divieto di avvicinamento con contestuale applicazione del braccialetto elettronico, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Ragusa, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di un 45enne, pregiudicato, indagato per reiterati maltrattamenti ai danni della propria compagna, costantemente minacciata, percossa e umiliata, tanto da determinarne gravi condizioni di vita.
 
Infatti, la vittima è stata più volte aggredita fisicamente, nonchè destinataria di insulti e minacce, estese anche al figlio della vittima, con comportamenti aggravati dallo stato di alterazione psicofisica determinato dall’abuso di alcool e di sostanze stupefacenti.
Nel corso dell’applicazione del dispositivo elettronico, gli agenti hanno proceduto alla perquisizione domiciliare, che ha portato al rinvenimento di due pistole a salve, nonchè di due cartucce calibro 7.65, illegalmente detenute, e pertanto sequestrate; pertanto, il 45enne e il fratello 51enne, sono stati denunciati, in stato di libertà, per detenzione abusiva di munizioni.
 
Tutte le ipotesi accusatorie, allo stato condivise dal G.I.P. in sede, dovranno trovare conferma allorché verrà instaurato il contraddittorio tra le parti, come legislativamente previsto.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per l’indagato vale il principio di non colpevolezza sino alla sentenza di condanna definitiva.

Gela, a bordo di un autocarro si introducono in un’abitazione e rubano struttura in ferro: arrestati

I poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gela hanno tratto in arresto due ventenni nella flagranza di reato di furto aggravato di materiale ferroso, asportato dall’interno di una proprietà privata. Gli agenti, intervenuti a seguito di chiamata pervenuta sulla linea di emergenza, hanno visionato il sistema di videosorveglianza dell’abitazione che aveva registrato la presenza dei due operai introdottisi con un mezzo all’interno della proprietà privata asportando una struttura di ferro.

I poliziotti hanno riconosciuto i due soggetti mettendosi alla ricerca degli stessi, rintracciandoli poco dopo all’interno di un deposito di materiale ferroso con la refurtiva. I due arrestati, su disposizione del Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Gela, sono stati condotti agli arresti domiciliari. Il Tribunale di Gela ha convalidato l’arresto e disposto la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di Gela e dell’obbligo di presentazione presso il Commissariato di Pubblica Sicurezza. La responsabilità degli arrestati, in virtù del principio di non colpevolezza, sarà accertata solo in seguito a sentenza definitiva.

 

In giro per la città con crack, hashish e marijuana: due giovani arrestati a Gela

Nei giorni scorsi, i Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela, nell’ambito delle quotidiane attività di contrasto alla criminalità diffusa condotte con il prezioso supporto della Compagnia di Intervento Operativo del 12° Reggimento Carabinieri “Sicilia” di Palermo, hanno tratto in arresto due giovani del luogo per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione si è concretizzata in un’area centrale del comune di Gela, ove i Carabinieri, nel procedere a controllo alla circolazione stradale, hanno fermato un’autovettura con a bordo un 20enne e una 27enne, entrambi con precedenti di polizia.

I militari hanno quindi effettuato accurata perquisizione personale e veicolare, al cui esito sono stati rinvenuti:

· 80 gr di hashish;

· 60 gr di marijuana;

· circa un grammo di crack;

· € 750 in banconote di vario taglio, somma ritenuto provento dell’attività illecita di spaccio di sostanze stupefacenti.

La successiva perquisizione domiciliare ha permesso di recuperare materiale vario per il confezionamento e la pesatura dello stupefacente.

Quanto rinvenuto è stato sottoposto a sequestro, mentre i due giovani sono stati arrestati e, su disposizione del Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Gela, che coordina le indagini, trasferiti presso le rispettive abitazione in regime degli arresti domiciliari. Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Gela, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha convalidato l’arresto e ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di soggiorno e presentazione alla PG degli indagati per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacenti. L’operazione rientra nel più ampio dispositivo di prevenzione da parte del Comando Provinciale Carabinieri di Caltanissetta teso a reprimere fenomeni di illegalità e di degrado urbano, con particolare attenzione al controllo delle aree sensibili del territorio.

Rapina ad una gioielleria di Gela: arrestati dalla polizia due minorenni

La Polizia di Stato ieri ha tratto in arresto due minorenni in esecuzione di ordinanza di applicazione di custodia cautelare in istituto penale, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale per i minorenni di Caltanissetta, su richiesta della Procura della Repubblica per i minorenni, poiché indagati in concorso dei reati di rapina aggravata, danneggiamento e detenzione di armi. Nel pomeriggio dello scorso 19 agosto, in via Damaggio Fischetti a Gela è stata perpetrata una efferata rapina con spaccata ai danni dell’esercizio commerciale denominato “The time gioielleria”.

Dalla prima ricostruzione dei fatti, eseguita da equipaggi della Polizia di Stato giunti sul posto, è emerso che due persone travisate, con volto coperto, indossanti tute da lavoro e guanti, dopo essere giunte velocemente a piedi nei pressi della gioielleria, sfondavano la vetrina con delle mazze da carpentiere, incuranti sia della presenza dei passanti sia del proprietario e dei clienti all’interno dell’esercizio commerciale. I poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza, che nell’immediatezza hanno intrapreso le attività finalizzate all’individuazione dei responsabili, hanno sentito le persone presenti, le quali hanno riferito che i due rapinatori, dopo aver assestato diversi colpi violenti con due enormi mazze, riuscivano a sfondare il vetro blindato, arraffando orologi e monili in oro per un valore di circa 40mila euro, incuranti dei tentativi del gioielliere di bloccare la razzia, fuggendo poi a piedi.

L’attività investigativa condotta dalla Polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica per i minorenni, ha consentito l’individuazione di macchie di sangue lasciate da uno dei malviventi, che si era ferito durante lo sfondamento della vetrata, nei pressi di un parcheggio limitrofo dove sono state trovate anche le tute e i guanti usate dai due rapinatori. I poliziotti, attraverso la visione di immagini acquisite dai sistemi di videosorveglianza cittadina, hanno ricostruito tutte le fasi propedeutiche alla rapina individuando i due minori, un sedicenne e un diciassettenne, già noti agli investigatori. I due, infatti, si erano recati prima in alcuni esercizi commerciali della zona per acquistare le mazze utilizzate durante la rapina. Gli agenti hanno ricostruito anche il percorso utilizzato dai due minori durante la fuga, notando che uno dei due aveva una ferita alla mano destra. Le indagini sono in corso e la responsabilità degli indagati, in virtù del principio di non colpevolezza, sarà accertata solo in seguito a sentenza definitiva.