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Licata, tema choc a scuola: “Papà picchia la mamma”, arrestato un uomo di 30 anni

 

Un tema scolastico si è trasformato in una denuncia drammatica, portando all’arresto di un uomo di 30 anni accusato di maltrattamenti in famiglia. È accaduto a Licata, dove una studentessa di 12 anni, durante un compito assegnato dal professore, ha scritto parole che hanno immediatamente allarmato gli adulti: “Sto male, perché papà picchia la mamma”.

Il docente, dopo aver letto il testo, ha prontamente informato il dirigente scolastico e insieme hanno deciso di segnalare il caso ai carabinieri. Le forze dell’ordine hanno quindi convocato la madre della ragazza in caserma, dove la donna avrebbe confermato quanto raccontato dalla figlia.

In un primo momento, l’autorità giudiziaria ha disposto per l’uomo l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla moglie e dalla figlia. Successivamente, il trentenne è stato arrestato e condotto in carcere, per poi essere posto agli arresti domiciliari dopo alcuni giorni.

Madre e figlia sono state ascoltate in modalità protetta davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, su richiesta del pubblico ministero. Durante l’incidente probatorio, entrambe avrebbero confermato le accuse, rafforzando il quadro a carico dell’uomo.

La vicenda evidenzia ancora una volta il ruolo fondamentale della scuola come presidio di ascolto e tutela, capace di intercettare segnali di disagio e attivare tempestivamente i percorsi di protezione per le vittime di violenza domestica.

 

Droga in casa a Menfi, arrestati due 27enni: sequestrate cocaina, hashish e contanti

A Menfi, due giovani di 27 anni sono stati arrestati in flagranza di reato dai Carabinieri della Stazione locale, con il supporto di un’unità cinofila antidroga del Nucleo Carabinieri di Palermo Villagrazia. I due sono ritenuti responsabili di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione è scaturita da una precedente attività investigativa condotta dai militari, che ha portato all’emissione di un decreto di perquisizione da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sciacca nei confronti di uno degli indagati. Durante la perquisizione domiciliare, i Carabinieri hanno rinvenuto oltre 140 grammi di cocaina, circa 222 grammi di hashish suddivisi in panetti e dosi, quasi 6 grammi di marijuana già confezionata, circa 7 grammi di wax, oltre a un bilancino di precisione e 3.410 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita.

Successivamente, i militari hanno esteso i controlli anche alla seconda persona presente nell’abitazione. A seguito della perquisizione personale e domiciliare, sono stati trovati ulteriori 6,6 grammi di cocaina, un panetto di hashish da circa 50 grammi, strumenti per il confezionamento e 1.245 euro in contanti, anch’essi considerati riconducibili allo spaccio.

Tutto il materiale rinvenuto è stato sequestrato. Al termine delle formalità di rito, i due arrestati sono stati trasferiti presso la casa circondariale di Sciacca, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

L’operazione, sottolineano dal Comando provinciale dei Carabinieri di Agrigento, conferma l’impegno costante dell’Arma nel contrasto al traffico di stupefacenti, un fenomeno che incide sulla sicurezza del territorio e sulla tutela della salute pubblica.

Resta ferma, in ogni caso, la presunzione di innocenza: la posizione degli indagati sarà valutata nel corso del successivo iter giudiziario.

 

 

Frana di Niscemi, i nomi dei tredici indagati: tra loro governatori e capi della Protezione Civile

Gli indagati, per la frana che ha sconvolto il comune nisseno di Niscemi, sono gli ultimi 4 presidenti Regione, Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani, gli ex capi della Protezione civile regionale Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e l’attuale Salvo Cocina, il direttore regionale Vincenzo Falgares, il direttore regionali Salvo Lizzio, e Maurizio Croce, Sergio Tumminello, Giacomo Gargano e la responsabile dell’Ati, Sebastiana Coniglio, che doveva eseguire le opere di mitigazione del rischio comportato dalla frana.

Voleva “farla finita” e impiccarsi: polizia e carabinieri salvano un sessantenne a Catania

 
Tragedia sfiorata ad Aci Sant’Antonio, dove la tempestiva collaborazione tra Carabinieri e Polizia di Stato ha salvato un 60enne del posto, sul punto di impiccarsi nella casa dove viveva da solo.
È stato lo stesso uomo, al telefono con un poliziotto della Sala Operativa del Commissariato di P.S. di Acireale, a preannunciare la propria volontà di “farla finita”, poiché provato da un profondo stato di disagio personale.
Il poliziotto del Commissariato di Acireale che ha ricevuto la telefonata, ravvisata immediatamente la gravità della situazione, ha gestito il caso con prontezza e sensibilità, acquisendo le informazioni necessarie all’intervento e mantenendo costantemente il contatto telefonico con l’uomo, riuscendo ad instaurare con lui un dialogo volto a rassicurarlo e a dissuaderlo dal compiere l’insano gesto.
Contestualmente, la Sala Operativa del Commissariato ha attivato le procedure di emergenza, coordinando l’intervento e prendendo immediati contatti con la pattuglia più vicina all’abitazione del 60enne, affinché intervenisse in modo celere per scongiurare conseguenze drammatiche. L’immediata sinergia tra il Commissariato di Polizia e la Compagnia dei Carabinieri di Acireale ha consentito di allertare immediatamente la pattuglia della Stazione di Aci Sant’Antonio, impegnata in zona nella perlustrazione del territorio. Così, mentre il poliziotto del Commissariato di Acireale parlava con l’uomo al telefono, instaurando con lui un rapporto di empatia e vicinanza e cercando di persuaderlo a desistere, nel frattempo la pattuglia dei Carabinieri della Stazione di Aci Sant’Antonio ha raggiunto l’abitazione del 60enne.
I militari dell’Arma hanno notato l’uomo nel cortile di casa mentre, ancora al telefono con il poliziotto, si accingeva a salire su una scala posizionata sotto un albero dal quale pendeva già una corda con nodo a cappio.
Alla vista dei Carabinieri, l’uomo, in lacrime, quasi che sperasse nel loro arrivo, ha desistito dal suo intento e si è lasciato accompagnare in casa dove, riportata la situazione in sicurezza, i Carabinieri si sono assicurati che non avesse riportato alcun danno fisico, dopodichè lo hanno affidato alle cure dei sanitari, intanto accorsi sul posto.
L’intervento si è concluso positivamente grazie alla rapidità di azione e alla piena collaborazione tra Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri che hanno operato in stretto coordinamento consentendo di evitare un tragico epilogo.
Si rammenta che sono attivi alcuni numeri utili dove poter chiedere soccorso, informazioni e segnalare problemi, e call center di diverse istituzioni che offrono, a chi ne dovesse avere bisogno, tutte le informazioni necessarie.
Si possono contattare le seguenti utenze telefoniche:
Per le chiamate di emergenza è attivo 24 ore su 24 il Numero Unico di Emergenza 112.
118 Assistenza sanitaria
Helpline telefono giallo 800 01 11 10
Telefono amico 199 284 284

Gela, incendio nel giardino dell’assessore Di Dio: indagini in corso

Nelle ultime ore a Gela si è verificato un incendio che ha interessato l’area esterna dell’abitazione dell’assessore ai Lavori pubblici Luigi Di Dio. Le fiamme hanno danneggiato il giardino e alcune strutture presenti all’esterno, senza però raggiungere gli ambienti interni dell’immobile. Non si registrano feriti.

Secondo le prime ipotesi investigative, l’origine del rogo sarebbe di natura dolosa. Il tempestivo intervento dei soccorsi ha evitato conseguenze più gravi e ha impedito che l’incendio si propagasse ulteriormente.

Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine, che hanno avviato immediatamente gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e individuare eventuali responsabilità.

L’episodio si inserisce probabilmente  in un contesto di tensione che nelle ultime settimane ha interessato la stessa zona. In relazione all’incendio, gli investigatori stanno valutando eventuali collegamenti con quei precedenti episodi.

Alcune informazioni raccolte nel corso delle indagini indicherebbero possibili elementi utili all’identificazione dei responsabili, ma al momento non vi sono conferme ufficiali e le verifiche sono ancora in corso.

Le autorità continuano a lavorare per chiarire ogni aspetto della vicenda.

Catania, “Briska” fiuta la droga nello scooter: 28enne arrestato con hashish e marijuana

Nuovo intervento antidroga dellaPolizia di StatoaCatania, dove un 28enne è stato arrestato dopo essere stato trovato in possesso di circa 200 grammi di sostanze stupefacenti tra hashish e marijuana.

Determinante, ancora una volta, il fiuto di “Briska”, il cane antidroga della squadra cinofili della Questura, impegnato in un controllo nel quartiereSan Cristoforo, una delle aree monitorate nell’ambito delle attività di prevenzione e contrasto allo spaccio.

Durante il servizio, il cane ha segnalato la presenza di droga in uno scooter parcheggiato nei pressi dell’abitazione del giovane. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, che hanno identificato il proprietario del mezzo.

Il 28enne ha inizialmente collaborato ai controlli, consentendo l’ispezione del vano sottosella, senza che emergessero anomalie evidenti. Tuttavia, il comportamento del cane ha indotto gli operatori ad approfondire le verifiche, trasferendo lo scooter negli uffici di polizia per un controllo più accurato.

Una volta smontata la carrozzeria, gli agenti hanno scoperto uno scomparto appositamente creato per occultare la droga, al cui interno erano nascosti due involucri contenenti hashish e marijuana.

La sostanza stupefacente è stata sequestrata e sottoposta a narcotest, che ne ha confermato la natura illecita. Al termine delle attività di polizia giudiziaria, il giovane è stato arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Informato il Pubblico Ministero di turno presso il Tribunale di Catania, il 28enne è stato trasferito nelle camere di sicurezza della Questura, in attesa del giudizio per rito direttissimo.

 
 

Catania, contrasto ai furti di “oro rosso”: arrestati due presunti ladri mentre smontavano cavi di rame

Proseguono i controlli dellaPolizia di Statoper contrastare i furti di cosiddetto “oro rosso”, il rame, sul territorio della provincia diCatania. Nell’ambito di un’operazione mirata, due uomini di 39 e 41 anni sono stati arrestati mentre tentavano un furto ai danni di una cabina elettrica.

L’intervento è scattato in via Montegrappa, dove una cabina di proprietà di Enel è stata presa di mira da due soggetti sorpresi in flagranza mentre stavano smontando cavi di rame, presumibilmente destinati al mercato illegale.

Decisiva la segnalazione del personale di sicurezza degli impianti, che ha allertato la Sala Operativa della Questura. Da lì è partita una volante del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Nesima, raggiunta in pochi minuti da ulteriori pattuglie dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, che hanno permesso di bloccare i due uomini sul posto.

Nel corso degli accertamenti è emerso che entrambi i fermati avevano precedenti specifici. All’interno della cabina sono stati rinvenuti anche gli strumenti utilizzati per il tentato furto, poi sequestrati dagli agenti.

Il materiale già asportato è stato recuperato e messo sotto sequestro. Informato il Pubblico Ministero di turno presso il Tribunale di Catania, i due arrestati sono stati condotti nelle camere di sicurezza della Questura, in attesa del giudizio con rito direttissimo.

Le forze dell’ordine sottolineano come l’attività di prevenzione e repressione del fenomeno dei furti di rame resti una priorità, anche grazie alla collaborazione dei cittadini, considerata fondamentale per consentire interventi tempestivi.

Adrano, fermato con lampeggiante delle forze dell’ordine in auto: arrestato 41enne con ordine di carcerazione

Un uomo di 41 anni, originario diAdrano, è stato fermato dallaPolizia di Statomentre circolava nel centro cittadino a bordo di un’auto con un lampeggiante simile a quelli in uso alle forze dell’ordine posizionato sul cruscotto.

Il controllo è scattato durante un’attività di pattugliamento del territorio condotta dagli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Adrano e della Squadra Mobile della Questura di Catania, che hanno riconosciuto l’uomo, già noto alle forze dell’ordine per precedenti in materia di armi e per reati contro la persona e il patrimonio.

Alla richiesta di esibire i documenti, il 41enne avrebbe inizialmente tentato di eludere l’identificazione fornendo le generalità del fratello e mostrando anche una foto del documento di identità sul proprio smartphone. Un tentativo che non ha però tratto in inganno gli agenti, che hanno proseguito con gli accertamenti.

Durante la perquisizione del veicolo, gli operatori hanno rinvenuto il lampeggiante, successivamente posto sotto sequestro, ritenuto un possibile espediente per simulare un veicolo di servizio e sottrarsi ai controlli.

Condotto in Commissariato per ulteriori verifiche, è emerso che l’uomo era destinatario di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna, dovendo scontare una pena definitiva di due anni.

Per questo motivo il 41enne è stato arrestato e trasferito in carcere aCatania, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Contestualmente è scattata anche la denuncia per false generalità a pubblico ufficiale e possesso di distintivi contraffatti, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Va a controllare il serbatoio dell’acqua e cade nel recipiente: anziana muore a Ravanusa

Una pensionata ottantenne, Maria Giordano, di Ravanusa (Agrigento), è morta dopo essere precipitata all’interno della vasca idrica della sua abitazione, in via Silvio Pellico. L’anziana era andata a controllare le scorte d’acqua a disposizione della sua casa, verosimilmente come faceva spesso vivendo in una provincia dove la crisi idrica è perenne. Ma è precipitata dentro il serbatoio ed è morta per annegamento con conseguente arresto cardiaco. A dare l’allarme è stata la figlia che ha chiamato la vicina di casa non riuscendo a mettersi in contatto con la madre. Ed è stata propria la vicina a fare la tragica scoperta. Inutile l’intervento dei sanitari del 118. Stanno indagando i carabinieri

Prende di mira un anziano per rubargli la pensione appena riscossa: 23enne arrestato a Catania

La Polizia di Stato ha arrestato un catanese di 23 anni che, nei giorni scorsi, ha preso di mira un anziano per rubargli la pensione appena riscossa.
Il rapinatore avrebbe osservato da lontano i movimenti dell’uomo, sin dalla primissima mattinata quando l’anziano si è diretto verso un ufficio postale di Corso Italia per ritirare una somma di denaro. Il 23enne avrebbe atteso a lungo il momento utile per avvicinarlo, aggredirlo e derubarlo. Non appena l’anziano si è allontano dall’ufficio postale, il rapinatore è entrato in azione, scaraventandolo a terra con veemenza per impossessarsi del portafoglio contenente la somma di circa 600 euro. Per la brusca caduta, l’uomo ha riportato traumi alla schiena e lesioni in altre parti del corpo, ritenute guaribili in 30 giorni.
Il gesto violento non è passato inosservato e a prestare i primi soccorsi all’anziano sono stati alcuni passanti che hanno messo in fuga il rapinatore. Probabilmente sorpreso dalla reazione delle persone che hanno assistito alla scena, il rapinatore ha tentato di fuggire, ma è finito a terra, perdendo pure il portafoglio appena rubato.
Dopo la segnalazione dei fatti, giunta alla Sala Operativa della Questura, i poliziotti della Squadra Mobile hanno compiuto tutti i rilievi sul posto per ricostruire l’intera dinamica, acquisendo le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona. Grazie all’analisi dei video, i poliziotti hanno identificato il malvivente, già noto per altri episodi. Le serrate ricerche dei poliziotti hanno consentito di rintracciare il 23enne in un esercizio commerciale del quartiere San Berillo Nuovo. L’uomo è stato fermato e nella sua abitazione è stata effettuata una perquisizione che ha permesso di rinvenire gli indumenti indossati al momento della rapina, dei quali il giovane si era disfatto per eludere eventuali controlli e riconoscimenti.
Il rapinatore è stato arrestato per il reato di rapina aggravata, ferma restando la presunzione di innocenza dell’indagato valevole ora e fino a condanna definitiva.
Al termine degli adempimenti di rito, il 23enne è stato condotto in carcere.