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Fa parte di Cosa nostra: confiscati ad un nisseno beni per 350 mila euro

La Direzione Investigativa Antimafia ha confiscato beni per 350 mila euro ad un nisseno ritenuto vicino a Cosa nostra.  Si tratta di due immobili. Il provvedimento è divenuto definitivo a seguito del pronunciamento della Corte di Appello.
La misura colpisce un cittadino nisseno considerato contiguo agli ambienti di “Cosa Nostra”. Si tratta di un affiliato con precedenti penali per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, oltre a reati di usura, riciclaggio e truffa. 

Favori, appalti e incarichi: il Cefpas di Caltanissetta al centro di un sistema corruttivo

Una poltrona blindata per tre anni in cambio delle chiavi dell’ente. È questo, secondo i magistrati della Procura di Caltanissetta, il perno attorno a cui ruotava il presunto sistema corruttivo scoperto al Cefpas, il Centro regionale di formazione per la sanità.  E’ quanto emerge da un’inchiesta denominata “La Corte dei Miracoli”. Gli uomini della Squadra Mobile e dello Sco hanno notificato otto avvisi a comparire, scoperchiando una gestione privatistica della struttura pubblica che vedeva come attori principali il direttore dell’ente Roberto Sanfilippo e il deputato regionale Riccardo Gallo Afflitto.
Un presunto “asservimento totale” delle funzioni pubbliche. Sanfilippo, pur di mantenere la carica direttiva ottenuta nel marzo 2023 grazie alle sponde politiche del parlamentare e del dirigente Gioacchino Pontillo, avrebbe avallato ogni richiesta proveniente dall’esponente politico. Tra i favori contestati dagli inquirenti spiccano i quattro contratti di consulenza e il successivo impiego a tempo determinato per la moglie del deputato. Non solo: per permettere alla donna di lavorare vicino a casa, sarebbe stato firmato un “Accordo quadro” ad hoc tra il Cefpas e l’Asp di Agrigento per facilitare il distacco del personale.
Il clientelismo avrebbe travolto anche le commesse pubbliche. Nel mirino della Procura è finito l’appalto per la realizzazione di una biblioteca digitale, affidato a un operatore economico privo di qualunque esperienza nel settore, la cui unica dote reale sarebbe stata quella di essere il fratello di un alto prelato. Parallelamente, il rappresentante legale della ditta incaricata della manutenzione edilizia del centro per il quadriennio 2023-2027, Pietro Tirone, sarebbe stato costretto a mettersi a “completa disposizione” del politico per l’assunzione di personale segnalato. Un sistema ramificato che ha finito per travolgere anche i vertici dell’Asp di Agrigento, con l’iscrizione nel registro degli indagati del direttore generale Giuseppe Capodieci e di funzionari regionali accusati a vario titolo di corruzione e falso ideologico.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Corruzione, bufera sul Cefpas di Caltanissetta: otto indagati, tra loro un deputato Ars

È un vero e proprio terremoto giudiziario quello che sta investendo il Cefpas, il Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario della Regione Siciliana. Dalle prime ore di questa mattina, la Squadra Mobile della Questura di Caltanissetta, supportata dal personale dello Sco di Roma e dalle questure di Palermo e Agrigento, sta eseguendo perquisizioni a tappeto nella sede dell’ente.
Contestualmente, gli agenti stanno notificando otto avvisi a comparire per rendere interrogatorio davanti al Gip nisseno. L’inchiesta, coordinata dal gruppo reati contro la Pubblica Amministrazione della Procura di Caltanissetta, ipotizza a vario titolo reati gravissimi, tra cui corruzione e falso ideologico.
Il provvedimento colpisce figure di primissimo piano della politica e della sanità siciliana. Tra i destinatari dell’avviso a comparire figurano: 
  • Riccardo Gallo Afflitto, deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana.
  • Roberto Sanfilippo, direttore pro tempore del Cefpas.
  • Giuseppe Capodieci, direttore generale dell’Asp di Agrigento.
  • Gioacchino PontilloeMaria Luisa Zoda, funzionari interni del centro.
  • Salvatore Enrico Giambelluca, medico in quiescenza.
  • Pietro Tirone, legale rappresentante della società Sice srl.
  • Vincenzo Raitano, funzionario regionale in pensione.

Sorpassi pericolosi e limiti di velocità superati: autista di un bus di linea sanzionato a Catania

 

La Polizia di Stato ha individuato un autista di un bus di linea che, nei giorni scorsi, si è reso protagonista di una serie di infrazioni e irregolarità alla guida, mettendo in serio pericolo la sicurezza stradale delle persone trasportate e degli altri utenti della strada.

L’intervento è stato attuato dagli agenti della Polizia Stradale che, tempestivamente, sono intervenuti grazie alla segnalazione di un cittadino. L’utente della strada stava percorrendo la stessa strada del bus, tra Viagrande e Zafferana Etnea, quando ha assistito alle manovre pericolose messe in atto dal dipendente di una ditta siciliana di trasporto, di sera, in piena curva. Quanto avvenuto è stato filmato e trasmesso con esposto alla Polizia Stradale che ha avviato le indagini per risalire all’identità dell’autista del bus di linea.

I poliziotti hanno ricostruito la grave condotta tenuta dal conducente, con l’invasione della corsia destinata all’opposto senso di marcia, sorpassi azzardati di due autovetture in prossimità di una curva e limiti di velocità superati. Pertanto, dopo averlo identificato, gli agenti della Polstrada hanno provveduto a sanzionarlo con il ritiro della patente.

Bloccata un’altra corsa clandestina di cavalli tra Paternò e Adrano: identificate 53 persone

Scoperto un deposito di droga: arrestato a Catania un 21enne con dieci chili di stupefacenti

Quasi 10 kg di marijuana e hashish nascosti nell’armadio in camera da letto. L’uomo, un catanese di 21 anni, è stato scoperto e arrestato dalla Polizia di Stato per detenzione di sostanza stupefacente finalizzata allo spaccio, ferma restando la presunzione di innocenza dell’indagato valevole ora e fino a condanna definitiva.
Ad intervenire sono stati i poliziotti della squadra Cinofili e della squadra volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Catania.
Durate il pattugliamento, nella zona di via Palermo, gli agenti della Squadra Cinofili hanno notato un giovane che, alla vista dei poliziotti, ha iniziato a lanciare degli oggetti dal balcone. Di conseguenza si sono avvicinati per un controllo dal quale è emerso, grazie all’infallibile fiuto del cane antidroga di Ares, che il giovane, poco prima, nel tentativo di sbarazzarsene, aveva lanciato dal balcone degli ovuli di hashish. La sostanza stupefacente è stata recuperata e sequestrata dai poliziotti.
A quel punto, gli agenti hanno subito richiesto l’intervento di altre pattuglie per effettuare un controllo più approfondito del giovane e della sua abitazione. A seguito della perquisizione, in camera da letto, all’interno dell’armadio, gli agenti hanno trovato tredici grosse buste di marijuana, per un peso complessivo di oltre 9 chilogrammi, oltre ad un bilancino di precisione e ad altre bustine utilizzate dal pusher per confezionare le dosi.
La sostanza stupefacente è stata sequestrata e verrà successivamente inviata nei laboratori della Polizia Scientifica e analizzata da operatori esperti del settore.
Per quanto accertato, il 21enne è stato arrestato per detenzione di sostanza stupefacente finalizzata allo spaccio. Dopo aver informato il Pubblico Ministero di turno, il giovane è stato condotto nelle camere di sicurezza della Questura, in attesa di essere giudicato per direttissima. L’Autorità Giudiziaria, dopo aver convalidato l’arresto, ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Morta la donna picchiata dal marito a Misterbianco: Alessandra Bruno aveva 47 anni

Non ce l’ha fatta Alessandra Bruno, la donna di 47 anni violentemente aggredita dal marito tre giorni fa a Misterbianco durante una lite domestica. La vittima è deceduta nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Garibaldi di Catania. I medici hanno tentato di salvarle la vita con un delicato intervento chirurgico, ma le gravissime lesioni alla testa non le hanno lasciato scampo.
A dare l’allarme subito dopo l’aggressione era stata la figlia maggiorenne della coppia, che ha allertato i carabinieri denunciando quanto accaduto all’interno delle mura domestiche. Nelle ultime ore, i familiari hanno autorizzato la donazione degli organi della donna.
Si aggrava intanto la posizione del marito, il cinquantatreenne Salvatore Mallamo. L’uomo, già arrestato nell’immediatezza dei fatti con l’accusa di tentato femminicidio, dovrà ora rispondere del reato di omicidio.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Sorpreso a spacciare davanti casa, in frigo aveva cocaina e hashish: pusher arrestato a Catania

È stato sorpreso dalla Polizia di Stato mentre stava spacciando droga, davanti alla sua abituazione, ed è stato arrestato dagli agenti della Questura di Catania.
Nelle fasi di pattugliamento del quartiere Picanello, i poliziotti delle moto volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico hanno notato, nei pressi di via Vezzosi, un uomo intento a consegnare un involucro a tre persone. Intuendo che potesse trattarsi di una cessione di stupefacenti, i poliziotti sono intervenuto bloccandolo e, contestualmente, hanno chiesto l’intervento in ausilio dei colleghi del Commissariato di Pubblica Sicurezza “Borgo-Ognina”. L’uomo, un 27enne originario delle Mauritius, ha ammesso di avere con sé della marijuana e di farne un uso a fini personali.
L’intervento sinergico dei poliziotti ha permesso non soltanto di far sfumare lo scambio di droga e del relativo denaro per l’acquisto delle dosi, ma ha anche consentito di scoprire un deposito di vari tipi di sostanze, allestito dal pusher nella sua abitazione. Infatti, durante la perquisizione dell’appartamento, i poliziotti hanno rinvenuto ulteriore droga nascosta nel frigorifero: 14 grammi di cocaina, 44 di hashish e 45 grammi di marijuana.
Tutta la droga trovata è stata sequestrata per la successiva distruzione, come disposto dall’Autorità Giudiziaria, mentre il pusher è stato arrestato detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, ferma restando la presunzione d’innocenza dell’indagato valevole ora e fino a condanna definitiva.

Gela, paura sul lungomare: auto sbanda e si schianta contro un mezzo in sosta


Un violento incidente stradale ha scosso il lungomare di Gela, nei pressi dello svincolo della bretella Borsellino, bloccando una delle principali arterie cittadine. Per cause ancora in corso di accertamento da parte delle autorità, una vettura in transito ha improvvisamente perso il controllo, finendo la propria corsa con un violento impatto contro un’auto regolarmente parcheggiata a bordo carreggiata. Sul posto sono tempestivamente intervenuti gli agenti della Polizia Municipale per effettuare i rilievi di rito e avviare le indagini sulla dinamica. L’incidente ha pesantemente ripercosso sulla viabilità locale, con lunghe code e il traffico rimasto a lungo paralizzato per consentire le operazioni di messa in sicurezza e la rimozione dei veicoli incidentati.

Società di telefonia di Caltagirone va in bancarotta: sequestrati beni per 600 mila euro

Finanzieri del comando provinciale di Catania hanno eseguito il sequestro impeditivo, finalizzato a evitare l’aggravamento delle conseguenze dei reati commessi, delle quote societarie e dell’intero compendio aziendale della società Nuove tecnologie telefoniche impianti (Ntti) Srl di Caltagirone, operante nel settore dell’installazione di apparecchi elettrici ed elettronici per telecomunicazioni, per un valore stimato di circa 600 mila euro.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip di Catania su richiesta della Procura etnea su indagini del nucleo di Polizia economico-finanziaria sulla società in liquidazione giudiziale gravata da debiti erariali e previdenziali per oltre 3,2 milioni di euro. Il Gip ha nominato un amministratore giudiziario per consentire il proseguimento dell’attività imprenditoriale.

La Procura di Catania contesta la bancarotta fraudolenta, aggravata dal danno di rilevante entità, ai coniugi Rosetta Monastra, 53 anni, e Rosario Guarriera, 54 anni, e al cugino di quest’ultimo Orazio Salvatore Marchese, di 58 anni. Secondo l’accusa «avrebbero attuato uno schema illecito diretto a depauperare il patrimonio della società indebitata a favore di un’impresa di nuova costituzione riconducibile agli stessi imprenditori».

Inoltre, contesta la Procura, sarebbe emerso che Guarriera, in qualità di amministratore di fatto, e Monastra, quale amministratrice di diritto della società fallita, «oltre ad avere distratto una somma di circa 540.000 euro dai conti correnti aziendali, giustificandoli come rimborsi spese e anticipazioni a proprio favore, avrebbero ceduto alla nuova società, formalmente amministrata dal cugino Marchese, ma in concreto gestita da Guarriera, il ramo d’azienda, trasferendo il personale dipendente, l’avviamento, le attrezzature, gli automezzi e le commesse in atto con un importante operatore nazionale del settore delle telecomunicazioni».

La società acquirente, spiega la Procura, «si sarebbe fatta carico esclusivamente del debito del trattamento di fine rapporto maturato dai dipendenti trasferiti alla newco, senza dunque alcun trasferimento effettivo di denaro». «Da ciò – accusa la Procura di Catania – sarebbe derivato, in altri termini, un trasferimento solo formale considerato che la nuova società avrebbe condiviso con la old company la compagine gestoria, gli asset, i contratti, il know-how e la stessa sede operativa».