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Auto contromano sulla strada statale 640 Caltanissetta-Agrigento: fermato ottantenne

Autovettura contromano sulla strada statale 640 “Caltanissetta/Agrigento”. Nelle prime ore della serata di ieri, nel corso del servizio di vigilanza stradale, un equipaggio della Polizia Stradale di Caltanissetta ha intercettato un’autovettura che procedeva contromano sulla carreggiata in direzione di Agrigento, nei pressi dello svincolo di Canicattì. Gli agenti della Polizia di Stato, utilizzando i segnali sonori e luminosi, hanno fermato l’autovettura condotta da un’ottantenne, scongiurando gravi conseguenze per gli automobilisti in transito, atteso che sull’autovettura viaggiavano altri passeggeri e in direzione opposta proveniva un grosso tir che non avrebbe potuto evitare l’impatto con l’auto. L’uomo resosi protagonista dell’imprudente manovra è stato sanzionato con pena pecuniaria, la patente di guida gli è stata ritirata e il mezzo sottoposto a fermo amministrativo per tre mesi.

Spaccio di droga in provincia di Ragusa, blitz della polizia: arrestate dieci persone

Un’importante operazione delle forze dell’ordine è stata eseguita nelle prime ore del 25 marzo 2026 nel territorio ibleo, dove la Polizia di Stato ha dato attuazione a un provvedimento cautelare nei confronti di dieci persone, indagate – a vario titolo – per presunti reati legati al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Le misure sono state disposte nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’attività investigativa – avviata nel dicembre 2023 – avrebbe consentito di delineare l’esistenza di un gruppo organizzato attivo tra Vittoria e Comiso, ritenuto coinvolto nella gestione di un articolato sistema di distribuzione di droga, in particolare cocaina e marijuana. Il volume d’affari complessivo ipotizzato dagli inquirenti si aggirerebbe intorno ai 2 milioni di euro.

Il blitz è scattato durante la notte, con un’azione coordinata sul territorio. Le unità della Squadra Mobile hanno operato simultaneamente in diversi punti ritenuti sensibili, mentre un elicottero della Polizia ha sorvolato l’area per monitorare eventuali spostamenti e fornire supporto alle operazioni da terra.

Nel corso delle perquisizioni, effettuate anche con il supporto della Polizia Scientifica, sarebbero stati individuati diversi sistemi di occultamento della sostanza stupefacente. Secondo gli inquirenti, la droga veniva nascosta in intercapedini domestiche, all’interno di mobili o in vani tecnici, come quelli delle serrande.

Particolare attenzione è stata riservata anche ad aree esterne: parcheggi e spazi pubblici sarebbero stati utilizzati – secondo l’ipotesi investigativa – come luoghi di deposito temporaneo o di scambio, una modalità che avrebbe consentito di ridurre i rischi legati alla detenzione diretta delle sostanze.

L’operazione rappresenta un ulteriore sviluppo di un’indagine ancora in corso. Come previsto dalla legge, la posizione delle persone coinvolte è al vaglio dell’autorità giudiziaria e dovrà essere valutata nelle sedi opportune, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Incendiato a Scicli un banco di ortofrutta: denunciati madre e figlio minorenne

I Carabinieri della Tenenza di Scicli (RG) hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria una donna 32enne e un giovane 16enne, entrambi abitanti del luogo, gravemente indiziati di aver danneggiato, attraverso l’appiccamento di un fuoco, il banco ortofrutta di un commerciante sciclitano.

I militari della Tenenza, insieme ai Carabinieri dell’aliquota radiomobile della Compagnia di Modica, intervenivano in Via Ospedale, a seguito della segnalazione dell’incendio del banco ortofrutta che li era posizionato. Sul posto, mentre i Vigili del Fuoco erano intenti a domare le fiamme, i militari iniziavano attente operazioni di sopralluogo, che portavano a ricostruire gli eventi da cui nasceva l’incendio. Un’immediata e precisa attività di indagine, svolta attraverso l’acquisizione dei filmati di videosorveglianza dell’area interessata dall’incendio e ulteriori attività di riscontro, ha consentito ai Carabinieri di Scicli di raccogliere numerosi elementi probatori riguardanti la dolosità dell’atto incendiario a carico di una donna e suo figlio minorenne, gravemente indiziati di aver appiccato il fuoco al banco ortofrutta.

I due sono stati stato quindi deferiti all’Autorità Giudiziaria Iblea. Dovranno rispondere di danneggiamento seguito da incendio in concorso.

L’attività di indagine dei Carabinieri è ancora in corso per stabilire le motivazioni che hanno portato all’atto incendiario, e se danneggiamenti pregressi subiti dal medesimo commerciante possano essere collegati all’episodio più recente.

 

Raid notturni a Gela, due “spaccate” in poche ore: si indaga su possibile banda

Una sequenza ravvicinata di colpi, messi a segno con modalità molto simili, torna a colpire le attività commerciali cittadine e alimenta il sospetto di un’azione coordinata. Nella notte si sono verificati due episodi distinti, a distanza di poche ore, accomunati da un copione quasi identico.

Il primo intervento è scattato poco dopo la mezzanotte in via Palazzi, nel cuore della città, di fronte all’ospedale Vittorio Emanuele. Secondo una prima ricostruzione, un uomo con il volto coperto e i guanti avrebbe colpito ripetutamente la vetrina di una tavola calda utilizzando un martello. I rumori hanno attirato l’attenzione di alcune persone presenti nei pressi del pronto soccorso.

L’individuo sarebbe riuscito a forzare l’ingresso e a entrare nel locale, puntando subito alla cassa automatica, che avrebbe tentato di asportare. L’azione, però, è stata interrotta dall’arrivo di una pattuglia dei Carabinieri impegnata in un servizio di controllo. Il sospetto, vistosi scoperto, avrebbe abbandonato la cassa sulla strada nel tentativo di fuggire, ma è stato raggiunto e bloccato a breve distanza. Condotto in caserma, la sua posizione è ora al vaglio della Procura: potrebbe essere chiamato a rispondere, tra le altre ipotesi, di furto aggravato.

Poche ore più tardi, intorno alle 4, un secondo episodio si è verificato nel centro storico, ai danni di una macelleria. Anche in questo caso, una persona con il volto travisato avrebbe cercato di sfondare la vetrina utilizzando un masso. Il vetro, però, ha resistito ai colpi, impedendo l’accesso al locale.

Il forte rumore ha svegliato alcuni residenti, che si sono affacciati ai balconi, mettendo in fuga il malvivente, dileguatosi senza riuscire a completare il colpo.

Gli investigatori stanno lavorando per chiarire se i due episodi siano collegati e se dietro vi sia un’unica regia. Tra le ipotesi, quella di un gruppo che prenderebbe di mira esercizi dotati di casse automatiche, considerate più facilmente trasportabili e apribili in un secondo momento.

Intanto cresce la preoccupazione tra i commercianti della zona, che chiedono un rafforzamento dei controlli e maggiori misure di sicurezza.

Lite tra vicini a Licata, sequestrati 23 ordigni artigianali, armi e munizioni: arrestato 36enne

 

I Carabinieri della Stazione di Licata, con il supporto dei militari della Sezione Radiomobile della locale Compagnia, hanno arrestato un 36enne del luogo, ritenuto responsabile di detenzione di materiale esplodente, ricettazione, minaccia aggravata, danneggiamento, porto abusivo di oggetti atti ad offendere ed esplosioni pericolose.

L’intervento è stato eseguito a conclusione di un’attività avviata a seguito di una segnalazione relativa a una lite insorta in ambito condominiale tra l’uomo e una vicina di casa. Secondo quanto ricostruito nell’immediatezza dai militari intervenuti, nel corso del diverbio sarebbero stati esplosi due colpi a salve a scopo intimidatorio.

Nel corso delle conseguenti attività di perquisizione, i Carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato 23 ordigni esplosivi artigianali, due pistole a salve, tre pistole ad aria compressa, un fucile softair, un pugnale, due coltelli a serramanico e munizionamento di vario calibro.

In considerazione della pericolosità del materiale esplodente rinvenuto, sul posto sono intervenuti gli artificieri dei Comandi Provinciali Carabinieri di Agrigento e Caltanissetta, che hanno proceduto alla messa in sicurezza dei manufatti, alla campionatura del materiale e al successivo trasferimento in sicurezza presso un’armeria autorizzata, in attesa della distruzione.

All’esito dell’udienza di convalida, l’Autorità Giudiziaria ha convalidato l’arresto, applicando nei confronti dell’indagato la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Si rappresenta che, per il principio della presunzione di innocenza, la posizione dell’indagato non è definitivamente accertata e il successivo giudizio di merito servirà a verificare le eventuali effettive responsabilità.

Scoperta a Modica una discarica abusiva: denunciato il titolare di un’azienda

La Polizia di Stato di Modica, nel corso di un servizio finalizzato al recupero di una cassaforte oggetto di furto ai danni di un cittadino, ha notato che dal terreno adiacente a un opificio si stava elevando una densa e nauseabonda colonna di fumo.
Dopo aver recuperato la cassaforte, gli operanti si sono immediatamente recati presso l’opificio, richiedendo immediatamente l’intervento dei Vigili del Fuoco per l’incendio in atto.
Nel corso degli accertamenti, gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza hanno rilevato la presenza di ingenti quantitativi di materiale plastico, residui di guaina bituminosa e contenitori di pittura. Il successivo sopralluogo ha inoltre permesso di individuare cumuli di materiale ferroso, automezzi abbandonati, mobili dismessi e plastica fusa sul terreno.
Considerata la natura dei rifiuti rinvenuti, è stato richiesto l’intervento del personale ARPA e della Polizia Provinciale del Libero Consorzio Comunale.
Dagli accertamenti effettuati e dalle dichiarazioni rese dagli operai presenti è emerso che l’area era adibita allo stoccaggio di rifiuti speciali, pericolosi e non, in assenza delle necessarie autorizzazioni.
Pertanto gli agenti hanno proceduto al sequestro preventivo dell’area, mentre il titolare della ditta è stato denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Ragusa per gestione di discarica abusiva priva delle prescritte autorizzazioni.

Tentano di impossessarsi di tre milioni di euro raggirando un’anziana: due arresti a Catania

Un uomo di 53 anni e una donna di 50 anni sono stati raggiunti da ordinanze cautelari emesse dal Gip di Catania ed eseguite dalla squadra mobile etnea. Il primo è stata sottoposto per un anno al divieto temporaneo di esercitare attività lavorativa e professionale negli istituti bancari e di credito; la seconda all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per tre giorni alla settimana. Entrambi sono accusati di circonvenzione d’incapace e tentata appropriazione indebita, in forma pluriaggravata.

L’indagine della squadra mobile è partita dalla segnalazione di funzionari di una banca di Catania. I due, con alcuni complici, avrebbero provato ad appropriarsi del patrimonio di 3 milioni di euro di una facoltosa anziana di 85 anni, senza figli né parenti vicini. La prima tranche dell’operazione, su disposizione della procura, era stata eseguita lo scorso novembre con l’arresto di una fioraia, vicina di casa dell’anziana, ritenuta l’artefice della truffa.

Un avvocato era finito ai domiciliari. All’anziana era stato di fatto reso impossibile anche il ricevimento della corrispondenza, in quanto l’indagata aveva anche invitato il portiere dello stabile a consegnarla esclusivamente a lei. Al raggiro avrebbe partecipato anche la segretaria di uno studio notarile catanese, che ha suggerito di redigere una procura speciale in favore dell’avvocato, una generale per la fioraia e un nuovo testamento dell’anziana finalizzato a revocare quello precedente, redatto lo scorso anno, che prevedeva la devoluzione dell’intero patrimonio a un ente religioso legato a Padre Pio, con la nomina della fioraia quale erede universale. Già dopo la prima fase è stato nominato un curatore, che sta tuttora provvedendo all’assistenza della vittima.

Trenta chili di droga nel bagagliaio dell’auto: gli agenti della questura di Caltanissetta arrestano una donna

La Polizia di Stato ha tratto in arresto una trentacinquenne romana che viaggiava a bordo di un veicolo a noleggio con oltre 30 chilogrammi di droga, custoditi all’interno di due borsoni riposti nel bagagliaio. Denunciati in stato di libertà quattro presunti complici. Dalle attività investigative compiute dalla locale Squadra Mobile si era appreso come fosse imminente il transito di un ingente carico di droga, proveniente dal centro Italia, destinato alla Sicilia, trasportato a bordo di un’autovettura a noleggio. Gli specifici servizi predisposti dagli investigatori nisseni presso lo scalo portuale di Messina, nonché presso il punto di imbarco di Villa S. Giovanni, nella tarda serata di lunedì 16 marzo hanno permesso di individuare il mezzo, a bordo della nave traghetto diretta in Sicilia, condotto da una donna. La stessa, durante l’osservazione dei poliziotti, è stata notata dialogare con altri giovani, facendo ipotizzare che viaggiasse in loro compagnia. Dopo lo sbarco, l’autovettura attenzionata effettuava diverse repentine manovre per le vie della città peloritana, al fine di eludere eventuali pedinamenti, per poi imboccava l’autostrada A-18 in direzione Catania. Nel corso del servizio di osservazione si attenzionava anche un veicolo di grossa cilindrata, con a bordo quattro persone, che effettuava lo stesso percorso, nonché manovre tali da rallentare l’attività di pedinamento dei poliziotti. Entrambi i mezzi, quello condotto dalla donna e quello con i quattro soggetti a bordo, sono stati bloccati nei pressi del casello autostradale di Messina. A seguito della perquisizione del veicolo a noleggio condotto dalla trentacinquenne sono stati sequestrati 28 chili di hashish, oltre 1 chilo di cocaina e 2 di marijuana. I quattro occupanti dell’altro mezzo, ritenuti staffetta alla donna, tutti residenti a Roma, sono stati identificati e denunciati in stato di libertà per il reato di concorso in detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e uno di essi anche per porto illegale di due coltelli. All’esito dell’udienza di convalida di arresto, il Gip del Tribunale di Messina, su richiesta della Procura distrettuale, oltre a convalidare l’arresto, ha disposto, con ordinanza, la misura della custodia cautelare in carcere a carico della trentacinquenne. La responsabilità degli indagati, in virtù del principio di non colpevolezza, sarà accertata solo in seguito a sentenza definitiva.

Dispositivo di velocità irregolare, multato un pullman sulla tratta Gela-Palermo

La Polizia di Stato ha sanzionato il conducente di un pullman adibito al servizio di linea che, sulla tratta Gela – Palermo, viaggiava alla velocità di 127 km/h superando, in modo rilevante, il limite di taratura del dispositivo limitatore di velocità, fissato dalla legge a 100 km/h. Si tratta di una condotta di particolare allarme poiché riguarda un veicolo destinato al trasporto pubblico di passeggeri, per il quale i margini di tolleranza sul piano della sicurezza sono necessariamente minimi. Quando sono superati i limiti connessi ai dispositivi di controllo della velocità, il pericolo non resta confinato a una mera violazione formale, ma incide concretamente sulle condizioni di sicurezza della circolazione e sulla tutela delle persone trasportate. L’equipaggio della Polizia Stradale di Gela ha contestato le contravvenzioni per aver superato il limite connesso al limitatore di velocità installato sul veicolo, per il quale il codice della strada prevede una sanzione di 921 euro, e la circolazione con superamento dei limiti di taratura del dispositivo, per il quale è prevista la sanzione di 831 euro. L’attività della Polizia Stradale è diretta a prevenire condotte pericolose e garantire il pieno rispetto delle norme poste a presidio della sicurezza stradale.

Scoperti nel Nisseno undici evasori totali: nel mirino anche tre aziende di Gela

Nei primi due mesi dell’anno, i Finanzieri del Comando Provinciale di Caltanissetta hanno intensificato i controlli contro il sommerso d’azienda. Le attività di controllo svolte hanno permesso di individuare 11 evasori totali (completamente sconosciuti al Fisco) e 2 paratotali, ricostruendo ricavi sottratti a tassazione per oltre 6 milioni di euro. Tra le situazioni maggiormente rilevanti, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Caltanissetta ha individuato 5 soggetti operanti nei settori delle costruzioni e dell’autotrasporto. Le complesse attività ispettive eseguite dai militari hanno consentito di rilevare elementi di reddito sottratti al fisco per circa 5 milioni di euro oltre a 700 mila euro di IVA e 300 mila euro di ritenute non versate. Emblematico è il caso di un titolare di un’impresa edile che ha omesso ogni obbligo tributario per coprire ingenti debiti accumulati con il gioco d’azzardo.

I finanzieri del Gruppo Caltanissetta, nell’ambito delle attività di contrasto all’abusivismo commerciale e di controllo economico del territorio, hanno individuato tre officine meccaniche operanti in totale assenza di autorizzazioni. Le attività, completamente sconosciute al Fisco, risultavano prive di Partita IVA e delle licenze obbligatorie per l’esercizio della professione. Durante gli interventi, le Fiamme Gialle hanno proceduto al sequestro dei macchinari e delle attrezzature presenti nei locali. L’operazione ha permesso di constatare ricavi non dichiarati e un’evasione dell’IVA.

Nell’area di Gela, il Gruppo delle Fiamme Gialle ha individuato ulteriori 3 evasori totali e 2 paratotali, ricostruendo la base imponibile sottratta a tassazione per 1,2 milioni di euro oltre a 300 mila euro di Ires e 270 mila euro di ritenute non versate. Tra i responsabili figurano professionisti e imprese che occultavano i ricavi tramite raffinati sistemi di doppia contabilità “in nero”, al fine di abbattere i ricavi effettivamente ottenuti, in violazione alle norme tributarie. Le evidenze emerse in fase di verifica hanno fatto sì che uno dei contribuenti, vistosi scoperto, ha già formalizzato la propria adesione al verbale redatto dai militari garantendo l’incasso delle imposte evase all’Erario, confermando la correttezza dei rilievi constatati in fase di controllo.