Passa al contenuto principale

Controlli nel centro storico di Caltanissetta: sequestri di droga e denunce per violazioni al Codice della strada

Venerdì pomeriggio, sono stati eseguiti servizi straordinari di controllo del territorio contro il degrado urbano e per contrastare il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, disposti dal Questore della Provincia di Caltanissetta Marco Giambra. All’esito dei controlli due assuntori di cannabinoidi sono stati segnalati alla locale Prefettura. Sono state eseguite 6 perquisizioni, identificate 157 persone, 22 delle quali risultate con precedenti di polizia, controllate 28 persone sottoposte agli arresti domiciliari e alla sorveglianza speciale della pubblica sicurezza, fermati 41 veicoli, con 2 mezzi sequestrati, 1 patente di guida e 3 carte di circolazione ritirate ed elevate 7 contravvenzioni al codice della strada.

Caltanissetta, controlli straordinari nel centro storico: sequestrati cannabinoidi e due segnalazioni alla Prefettura

CALTANISSETTA – Proseguono le attività di contrasto al degrado urbano e allo spaccio di sostanze stupefacenti nel centro storico di Caltanissetta. Nel pomeriggio di venerdì, la Polizia di Stato e la Polizia locale hanno effettuato un servizio straordinario di controllo del territorio, disposto dal Questore della Provincia di Caltanissetta, Marco Giambra.

Nel corso dell’operazione, gli agenti hanno sequestrato sostanze cannabinoidi e segnalato due persone alla Prefettura per uso personale di stupefacenti. I controlli hanno interessato in modo capillare l’area del centro storico, con l’esecuzione di sei perquisizioni.

Complessivamente sono state identificate 157 persone, di cui 22 con precedenti di polizia. Le forze dell’ordine hanno inoltre controllato 28 soggetti sottoposti a misure restrittive, tra arresti domiciliari e sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

Particolare attenzione è stata rivolta anche alla sicurezza stradale: sono stati fermati 41 veicoli, con il sequestro di due mezzi. Nel corso delle verifiche sono state ritirate una patente di guida e tre carte di circolazione, mentre sono state elevate sette contravvenzioni per violazioni al codice della strada.

L’attività rientra in un più ampio piano di prevenzione e controllo del territorio finalizzato a garantire maggiore sicurezza ai cittadini e a contrastare fenomeni di illegalità diffusa. I controlli proseguiranno anche nei prossimi giorni.

Corruzione, chiesto l’arresto del deputato Mancuso: indagine della procura di Caltanissetta

 La procura di Caltanissetta ha chiesto gli arresti domiciliari per il deputato regionale Michele Mancuso di Forza Italia indagato per corruzione. La polizia di Stato ha notificato a Mancuso e ad altri indagati l’invito a comparire per rendere l’interrogatorio al Gip. Secondo l’accusa, Mancuso avrebbe preso una tangente di 12 mila euro per favorire l’associazione Genteemergente che ha ottenuto fondi pubblici per realizzare eventi e spettacoli in provincia di Caltanissetta. Gli altri indagati a cui la squadra mobile di Caltanissetta e lo Sco di Roma hanno notificato l’invito a comparire per rendere interrogatorio davanti al gip, sono Lorenzo Gaetano Tricoli e i rappresentanti legali e componenti dell’associazione sportiva dilettantistica Genteemergente, Ernesto e Manuela Trapanese e Carlo Rizioli. A Mancuso, la Procura contesta la corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e ad altri quattro indagati di essere dei presunti corruttori. Per tutti e cinque sono stato chiesti gli arresti domiciliari. Nell’inchiesta c’è un sesto indagato, per il quale non è stato chiesto alcun provvedimento: è Eugenio Bonaffini accusato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. L’addebito provvisorio, sul quale dovrà decidere il Gip sull’eventuale applicazione di misura cautelare, riguarda un’ipotesi di ricezione di 12mila euro, consegnate in tre rate, a Mancuso, fino al maggio 2025, per favorire l’associazione Genteemergente quale destinataria di fondi pubblici per 98.000 euro per la realizzazione di spettacoli nella provincia di Caltanissetta, stanziati con una legge regionale nell’agosto del 2024. Agli altri indagati è contestata anche un’ipotesi di truffa aggravata per avere dedotto, mediante fatture di costi fittizi, 49.000 euro circa in danno della Regione Siciliana. Contestualmente alle notifiche dell’invito a comparire, la Procura di Caltanissetta ha delegato la polizia per eseguire il sequestro, disposto dal gip, di 69.496 euro, importo equivalente alle somme che sarebbero state illecitamente e indebitamente percepite da alcuni indagati. Disposte anche delle perquisizioni, compreso l’ufficio del deputato regionale, con esclusione delle strutture del partito di appartenenza. Nell’inchiesta, sottolinea la Procura di Caltanissetta, “non sono indagati altri appartenenti all’Assemblea regionale siciliana”

Incendio al McDonald’s di Gela: fiamme probabilmente dal tetto, nessun danno all’interno del locale


Momenti di preoccupazione nella giornata odierna a Gela per un incendio che ha interessato il McDonald’s. L’episodio ha generato fumo e allarme, rendendo necessario l’intervento immediato dei soccorsi, ma senza conseguenze per persone o per gli ambienti interni del locale.

Secondo le prime informazioni, l’incendio non ha divampato all’interno del locale e le fiamme si sarebbero sviluppate probabilmente dal tetto della struttura. Il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco ha impedito che il rogo si estendesse, consentendo di riportare rapidamente la situazione sotto controllo.


Sul posto sono intervenuti tre mezzi dei Vigili del Fuoco, che hanno operato in sicurezza e senza riscontrare danni all’interno del locale. Era presente anche un’ambulanza.

Presenti inoltre i Carabinieri e la Polizia Municipale, impegnata nella gestione della viabilità e nella messa in sicurezza dell’area circostante.

Fortunatamente non si registrano feriti. Le cause dell’incendio restano in fase di accertamento da parte delle autorità competenti.

Frana nella notte a Niscemi: SP 12 interrotta e stop al metano, disagi per cittadini e agricoltori

Nella notte, intorno alle ore 4, una frana si è aperta improvvisamente sul versante ovest di Niscemi, causando la totale interruzione della Strada Provinciale 12 al chilometro 3. Il cedimento del terreno ha reso la carreggiata impraticabile, costringendo alla chiusura immediata di uno dei principali collegamenti viari della zona.

Oltre ai danni alla sede stradale, la frana ha interessato anche una delle condutture che convogliano il metano verso la cittadina, provocando ulteriori criticità ai servizi essenziali. Le autorità competenti sono al lavoro per mettere in sicurezza l’area e valutare l’entità dei danni, mentre si attendono aggiornamenti sui tempi di ripristino.

Si prevedono forti disagi per la viabilità locale: la SP 12 rappresenta infatti una delle arterie principali di collegamento tra Niscemi e la strada Gela–Catania. Ogni mattina è percorsa da numerosi agricoltori e lavoratori diretti nelle campagne e nei centri limitrofi. La chiusura della strada rischia quindi di avere un impatto significativo sulle attività lavorative e sulla mobilità quotidiana dell’intero territorio.

Marijuana, cocaina e hashish in auto: due donne pusher arrestate dopo un controllo

La Polizia di Stato, nei giorni scorsi, ha tratto in arresto due donne ritenute responsabili del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ferma restando la presunzione di innocenza delle indagate valevole ora e fino a condanna definitiva.

Nel corso delle ordinarie e periodiche attività finalizzate a reprimere fenomeni di criminalità diffusa, i poliziotti della seconda sezione investigativa “Criminalità Straniera e Prostituzione” della Squadra Mobile hanno proceduto al controllo di un’autovettura con a bordo due giovani donne, nella zona di San Giovanni Galermo.

Entrambe le occupanti del veicolo hanno mostrato fin da subito un evidente nervosismo e, nel contempo, i poliziotti hanno percepito un forte odore di marijuana proveniente dall’interno dell’abitacolo. Pertanto, gli agenti hanno deciso di procedere ad una perquisizione.

In effetti, i poliziotti hanno trovato uno zaino, occultato sotto il sedile lato passeggero, che le due donne hanno dichiarato contenere libri.

In realtà, all’interno della sacca, erano nascoste ben 66 dosi di marijuana, di varie dimensioni, per un peso complessivo di oltre 500 grammi, 25 grammi di cocaina suddivisa in vari involucri, nonché numerosi vasetti e flaconi contenenti hashish, olii, resine e inflorescenze di canapa trattate.

Le due giovani donne, una ventisettenne, l’altra ventinovenne, sono state così arrestate e, in attesa di convalida, sottoposte agli arresti domiciliari. 

Catania, controlli della polizia: chiuso ristorante della pescheria per gravi irregolarità

CATANIA – Controlli a tappeto della task force della polizia di Catania nei locali di due ristoranti collegati a una nota pescheria della città. Le ispezioni hanno evidenziato criticità rilevanti nel laboratorio cucina di uno dei locali, con conseguente sospensione delle attività di preparazione alimentare e sanzioni per oltre 10.000 euro.

Tra le anomalie riscontrate, i bagni del personale erano collegati direttamente alla cucina, mancava un deposito idoneo per le scorte alimentari e gli spogliatoi risultavano non conformi alle norme vigenti. Inoltre, durante il controllo sono stati trovati cinque chili di gamberi rosa privi di tracciabilità.

Non sono mancate altre violazioni: difformità nella relazione sull’impatto acustico, mancata comunicazione delle modifiche planimetriche, assenza dell’aggiornamento dell’agibilità dei locali e mancato adeguamento alle barriere architettoniche.

Diversa la situazione nel secondo ristorante ispezionato: in questo caso non sono state rilevate irregolarità né sul fronte della sicurezza alimentare né per quanto riguarda la gestione del personale.

Le operazioni rientrano in una serie di controlli volti a garantire la sicurezza alimentare e il rispetto delle normative igienico-sanitarie nei locali della città.

Una serra in casa per coltivare marijuana: 61enne arrestato dalla polizia a Catania

Si era specializzato nella coltivazione indoor della marijuana, creando una vera serra all’interno della sua abitazione, nel centro di Adrano. Ma la serra è stata individuata dalla Polizia di Stato che ha arrestato il proprietario di casa, un 61enne adranita..

Agli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Adrano, l’uomo ha dichiarato spontaneamente che l’idea di coltivare le piante di marijuana era stata tutta opera sua, vivendo da solo in casa ed avendo l’esclusivo utilizzo dell’abitazione.

La scoperta della serra fai-da-te è avvenuta nell’ambito delle costanti azioni di contrasto alla detenzione di droga e allo spaccio di stupefacenti, condotta dai poliziotti del Commissariato. Giunti nei pressi della casa, i poliziotti della squadra investigativa hanno avvertito un intenso odore, tipico della marijuana, provenire dall’interno dell’abitazione e, per fugare ogni sospetto, hanno bussato alla porta dell’edificio, senza, però, riuscire a scorgere alcun inquilino. Pertanto, sono stati avviati gli accertamenti per rintracciare il proprietario, un 61enne incensurato, che pochi minuti dopo si è presentato davanti casa, tirando fuori dalla tasca le chiavi per consentire le verifiche dei poliziotti.

In una stanza al piano terra è stato trovato del fertilizzante e dei trasformatori elettrici allacciati con un cavo proveniente dall’esterno. Ciò ha destato ulteriori sospetti legati ad un presumibile allaccio abusivo alla rete elettrica, ragion per cui si è reso necessario l’intervento dei tecnici della società di distribuzione dell’energia, che stanno compiendo tutte le verifiche del caso, anche per stimare l’eventuale danno economico arrecato dall’illecito prelievo dell’energia elettrica.

In una camera attigua, il 61enne aveva creato una serra dotata di impianti e attrezzature, necessari per consentire la coltivazione delle 21 piante di marijuana, trovate dai poliziotti nella stanza, interrate in alcuni vasi, alte tra i 50 e 150 centimetri, molte delle quali presentavano già le infiorescenze.

Il locale era dotato di un sistema di aerazione, di lampade da riscaldamento, di un termometro per rilevare costantemente la temperatura dell’ambiente, di ventilatori e aspiratori, perfettamente funzionanti grazie all’elettricità fornita dai trasformatori di corrente allacciati abusivamente.

Quanto rinvenuto è stato recuperato dai poliziotti del Commissariato e posto sotto sequestro mentre il 61enne, al termine dell’attività, è stato arrestato

Riesi, giovane fermato a bordo di un’auto con 250 grammi di droga: arrestato 22enne

Ancora un arresto per detenzione di ingente quantità di sostanze stupefacenti operato dai Carabinieri del Comando Provinciale di Caltanissetta.

Nei giorni scorsi, i Carabinieri della Stazione di Riesi, nell’ambito di mirate attività di contrasto alla criminalità diffusa, hanno tratto in arresto un giovane del luogo per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione si è concretizzata lungo un’arteria stradale che conduce in quel centro abitato, ove i Carabinieri, nel procedere a controllo alla circolazione, hanno fermato un’autovettura con a bordo un 65enne e un 22enne, quest’ultimo con precedenti di polizia.

I militari hanno quindi effettuato accurata perquisizione personale e veicolare, al cui esito sono stati rinvenuti nella disponibilità del giovane 150 gr di cocaina, suddivisi in 3 involucri del peso di 50 gr ciascuno.

La successiva perquisizione domiciliare consentiva di recuperare:

· 100 gr di hashish;

· n. 4 bilancini di precisione.

Quanto rinvenuto è stato sottoposto a sequestro, mentre il 22enne è stato arrestato e, su disposizione del Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Caltanissetta, che coordina le indagini, trasferito presso la Casa Circondariale di Caltanissetta: su di lui convergono gravi elementi indizianti in ordine al capo di imputazione di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Caltanissetta, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha convalidato l’arresto e ha disposto la custodia cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

L’operazione rientra nel più ampio dispositivo di prevenzione da parte del Comando Provinciale Carabinieri di Caltanissetta teso a reprimere fenomeni di illegalità e di degrado urbano, con particolare attenzione al controllo delle aree sensibili del territorio.

Si precisa che il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla Costituzione, per l’indagato vale il principio di presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva.

Prendono di mira l’ufficio postale di Gravina di Catania, rapina sfumata: tre arresti

Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato ha tratto in arresto i catanesi M. G. (classe 1997), R. R. (classe 1973) e M. L. (classe 1966), in quanto ritenuti responsabili del reato di tentata rapina in concorso, ai danni di un ufficio postale ubicato nel comune di Gravina di Catania.

Nel corso delle ordinarie attività finalizzate a reprimere fenomeni di criminalità di natura predatoria, i poliziotti della Squadra Antirapina della Squadra Mobile hanno notato sopraggiungere, nei pressi dell’Ufficio postale di Gravina di Catania, un’autovettura su cui era stata apposta una targa visibilmente contraffatta. Nel contempo, gli agenti hanno visto arrivare, nel medesimo luogo, un uomo, poi identificato per M. L., alla guida di uno scooter, di accertata provenienza furtiva, che si fermava, con il motore acceso, poco distante dall’Ufficio postale.

Dopo qualche minuto di attesa, il passeggero dell’utilitaria, poi identificato per R. R., scendeva dall’auto, con il volto coperto da un casco di colore bianco, portando con sé un attrezzo artigianale in metallo a forma di “L” e si poneva davanti la porta antipanico delle Poste, attigua alla postazione del bancomat. Nei medesimi frangenti, giungeva il complice, a bordo del motociclo, che, dopo essersi fermato davanti l’ingresso, coadiuvava il complice nell’apertura della porta con l’arnese metallico, eseguendo una particolare manovra.

Avendo compreso che i due uomini si fossero introdotti all’interno con l’intenzione di compiere una rapina nel momento in cui erano in corso le operazioni di rifornimento del bancomat, gli agenti della Squadra Antirapina si sono apprestati a raggiungerli, sorprendendoli, all’interno dell’ufficio postale, con in mano un borsone in tela, contenente tre cassetti in plastica dell’ATM, all’interno del quale vi erano banconote destinate ad essere caricate, per un importo pari a 150.000,00 euro.

I due autori della tentata rapina, quindi, sono stati arrestati, constatando – al momento della perquisizione – che uno di loro aveva con sé una pistola a salve. 

E’ stato poi raggiunto e fermato anche il terzo complice alla guida dell’auto, all’uopo noleggiata per la commissione del reato, che si era allontanato dal posto subito dopo aver fatto scendere dal veicolo R. R. con in mano l’arnese adibito all’apertura della porta antipanico.

Per quanto accertato, i tre soggetti sono stati tratti in arresto, ferma restando la presunzione d’innocenza degli indagati valevole ora e fino a condanna definitiva. Dopo le formalità di rito, d’intesa con il P.M. di turno, i tre sono stati tradotti presso il carcere di Catania – piazza Lanza, per ivi permanere a disposizione della A.G. procedente.

Gli approfondimenti effettuati dalla Squadra Mobile hanno permesso di accertare come le modalità esecutive dell’azione fossero conformi ad una ricorrente metodologia criminale utilizzata in occasione di analoghi episodi criminosi. Il metodo, infatti, prevedeva l’accesso all’interno dell’ufficio postale nel momento in cui erano in corso le brevi operazioni di rifornimento dell’ATM e nel momento in cui l’apparecchiatura era fuori servizio.

Lo strumento impiegato per aprire la porta antipanico, invece, con la sua caratteristica forma ad L, era stato studiato proprio per operare come una sorta di braccio meccanico destinato ad abbassare dall’esterno il maniglione antipanico.

Sono in corso ulteriori accertamenti per stabilire la riconducibilità agli arrestati di episodi delittuosi, commessi nei mesi precedenti con la medesima tecnica, ai danni di altri uffici postali del Capoluogo etneo. 

 

Ladri di sigarette a Caltagirone in fuga su un’auto rubata dopo una rapina: quattro arresti a Catania

La Polizia di Stato ha arrestato, in flagranza di reato, 4 giovani catanesi, tre ventenni e un ventisettenne, che, nella notte dell’Epifania, hanno messo a segno una rapina in un tabacchino presente in una stazione di servizio nel territorio di Caltagirone.

I quattro rapinatori, con diversi precedenti, sono stati intercettati mentre facevano rientro a Catania dai poliziotti della squadra volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura. A bordo dell’auto, con targa parzialmente coperta, avevano circa 300 pacchi di sigarette, unitamente ad alcune sigarette elettroniche, per un valore commerciale di 5000 euro, nonché il fondo cassa dell’esercizio commerciale, per circa 120 euro in monete.

I ladri sono riusciti ad intrufolarsi nel tabacchino del distributore di benzina e, dopo aver forzato la porta d’ingresso dell’attività commerciale, hanno svaligiato gli scaffali e gli espositori delle sigarette per poi caricarli nel portabagagli della macchina. In queste fasi, sono stati notati da un cliente del distributore di benzina che, mentre faceva rifornimento, si è accorto dei movimenti sospetti e, per questo, è stato minacciato dai ladri che gli hanno intimato di non intromettersi. Il cliente, però, non ha esitato a contattare i poliziotti della sala operativa della Questura, mediante il numero unico d’emergenza. Lanciato l’allarme via radio, i poliziotti della squadra volanti si sono messi sulle tracce dei rapinatori e, dopo un lungo inseguimento, li hanno bloccati sulla statale 192, mentre sfrecciavano in auto a folle velocità. Dopo aver riportato la situazione alla calma, i quattro rapinatori sono stati accompagnati negli uffici di Polizia dove sono stati identificati compiutamente e arrestati per il reato di rapina, ferma restando la presunzione di innocenza degli indagati valevole ora e fino a condanna definitiva.

Nel frattempo, il titolare del tabacchino ha formalizzato la denuncia presso gli uffici del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Caltagirone. Informato il PM di turno, i quattro catanesi sono stati condotti in carcere in attesa del giudizio di convalida davanti al Gip, mentre la merce e i soldi rubati sono stati riconsegnati al legittimo proprietario.

 

Caltagirone, giro di falsi certificati medici per ottenere l’invalidità: 27 indagati

 

    Dall’indagine denominata “all inclusive”, condotta dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria e dai militari di Caltagirone tra gennaio 2020 e dicembre 2022, emergerebbe un vero e proprio “mercato delle certificazioni”.

Grazie alle attività tecniche, pedinamenti e accertamenti documentali, gli inquirenti hanno ricostruito come vari specialisti avrebbero rilasciato, dietro compenso, false diagnosi per patologie inesistenti o aggravate, utilizzate per il riconoscimento di pensioni di invalidità civile e altri benefici assistenziali.
    Tra i 27 indagati ci sono 4 medici in servizio all’Asp di Catania (due neurologi, un fisiatra dell’ospedale Gravina e Santo Pietro di Caltagirone e uno psichiatra del dipartimento di salute mentale), un commercialista, un avvocato e un sedicente legale. Per un certificato sarebbero stati pagati dai 2 ai 4 mila euro a ogni soggetto coinvolto. Il commercialista 73 enne di Scordia e il falso avvocato 46enne di Caltagirone avrebbero agito da intermediari tra i richiedenti e i medici specialisti, garantendo il rilascio di certificati medici falsi, spesso retrodatati e sulla base di informazioni acquisite senza nemmeno visitare i soggetti; l’assistenza nella presentazione dell’istanza alla commissione medica dell’Inps, con preparazione del soggetto per fingere la patologia e partecipando anche personalmente alle visite collegiali; l’eventuale assistenza legale nei procedimenti civili presso il Tribunale di Caltagirone in caso di rigetto dell’istanza.
    Gli inquirenti hanno documentato che il sistema sarebbe stato adottato per almeno 19 soggetti invalidi o falsamente tali.