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Niscemi, la frana non si ferma: l’allarme dei geologi dell’Università di Firenze

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«Le analisi post-evento, sia interferometriche sia ottiche, mostrano la prosecuzione dei movimenti nei settori già interessati dai dissesti ma evidenziano una sostanziale condizione di stabilità nel centro abitato, anche all’interno della fascia di interdizione di 150 m, seppur con grado di precisione della misura (±5 mm) inferiore a quello pre-evento per quanto riguarda le analisi interferometriche». Lo dice la seconda relazione dei docenti dell’università di Firenze, guidati da Nicola Casagli, presidente del centro per la protezione civile dell’ateneo e professore ordinario di Geologia applicata, incaricati dal Dipartimento della Protezione civile della presidenza del Consiglio di redigere un rapporto sul disastro che lo scorso gennaio ha sconvolto il comune siciliano.

Per i geologi «la gestione del dissesto deve pertanto fondarsi su strategie di mitigazione del rischio e su un approccio adattivo, basato sul monitoraggio continuo e sul controllo dei principali fattori di instabilità, attraverso una combinazione equilibrata e progressiva di interventi strutturali e misure non strutturali di riduzione del rischio. Uno dei processi attualmente in atto è l’arretramento della scarpata formatasi durante la fase parossistica del movimento». Secondo gli esperti «gli interventi non devono quindi mirare alla ricostruzione della morfologia originaria, ma piuttosto accompagnare l’evoluzione del pendio attraverso opere di riprofilatura, regimazione delle acque superficiali e protezione dall’erosione. Parallelamente rimane possibile la riattivazione del movimento profondo lungo superfici di scivolamento già impostate».

Scritto da: Redazione
10/03/2026
10/03/2026

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