Grano duro in caduta libera: in Sicilia quotazioni a 19 centesimi al chilo, è crisi
”EDA Communication” è anche su Whatsapp.
Bastacliccare quiper iscriverti al canale e rimanere sempre aggiornato in tempo reale. È gratis!

La cerealicoltura siciliana vive una delle crisi più gravi degli ultimi decenni. A poche settimane dall’avvio della nuova trebbiatura, il prezzo del grano duro ha registrato un crollo che sta mettendo in seria difficoltà migliaia di aziende agricole dell’isola. Le quotazioni sono precipitate in appena quattro mesi da 25 a 19 centesimi al chilogrammo, un livello considerato insostenibile dagli operatori del settore.
Secondo le stime degli istituti di ricerca agricola, tra cui Ismea, il costo medio di produzione del grano in Italia oscilla tra i 31 e i 32 centesimi al chilogrammo. Ciò significa che gli agricoltori siciliani stanno lavorando in perdita, con un disavanzo superiore ai 10 centesimi per ogni chilo raccolto. Una situazione che rischia di trasformarsi in un’emergenza economica e sociale per interi territori a vocazione cerealicola.
Silos pieni e raccolto in arrivo
A lanciare l’allarme è Graziano Scardino, presidente regionale della Confederazione Italiana Agricoltori (Cia). Molti produttori, confidando in una ripresa dei prezzi, avevano scelto di conservare il raccolto dello scorso anno nei silos anziché venderlo immediatamente. Una strategia che si è però rivelata controproducente.
Le quotazioni hanno continuato a scendere, complice la pressione delle importazioni e le dinamiche dei mercati internazionali, costringendo gli agricoltori a vendere il grano accumulato a prezzi ancora più bassi. Nel frattempo, i magazzini devono essere svuotati per fare spazio al nuovo raccolto ormai imminente.
La fase della trebbiatura comporta inoltre nuove spese per carburante, manodopera e logistica, costi che le aziende sono chiamate ad anticipare senza alcuna certezza di recuperare gli investimenti sostenuti.
Il paradosso della filiera
A rendere ancora più amara la situazione è il divario tra il prezzo riconosciuto ai produttori e quello pagato dai consumatori. Se il grano viene acquistato a 19 centesimi al chilo, sugli scaffali dei supermercati la semola continua a costare mediamente circa 1,50 euro al chilogrammo, mentre la pasta industriale resta stabilmente sopra l’euro e il pane raggiunge in molti casi i 3,50 euro al chilo.
Un paradosso che evidenzia uno squilibrio lungo la filiera agroalimentare: il crollo del valore della materia prima non si traduce in un beneficio per i consumatori finali, ma finisce per comprimere esclusivamente i margini degli agricoltori, l’anello più fragile della catena produttiva.
Il rischio per il granaio d’Europa
Le organizzazioni agricole chiedono interventi urgenti per sostenere il comparto, contrastare le speculazioni di mercato e valorizzare la produzione nazionale attraverso politiche mirate e un maggiore sostegno alle sementi certificate.
Senza misure concrete, avvertono gli operatori del settore, la Sicilia rischia di perdere progressivamente il proprio patrimonio cerealicolo. L’abbandono dei terreni coltivati e la chiusura di numerose aziende potrebbero compromettere il ruolo storico dell’isola, da sempre considerata uno dei principali granai del Mediterraneo e d’Europa.




















