Gela, tensioni sul futuro del Safety Competence Center: i sindacati chiedono confronto immediato
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A Gela torna al centro del dibattito il futuro del Safety Competence Center (SCC), struttura nata durante la fase di riconversione industriale del sito locale e considerata dalle organizzazioni sindacali una risorsa strategica per il territorio.
Nel corso di una riunione tenutasi oggi, le rappresentanze sindacali unitarie (RSU) insieme alle segreterie territoriali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil hanno analizzato lo stato organizzativo della struttura, esprimendo preoccupazione per i cambiamenti introdotti dall’azienda nell’ultimo anno.
Secondo quanto emerso, le modifiche organizzative avrebbero inciso in maniera significativa sull’assetto del centro, senza un adeguato coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori del sito di Gela. Un elemento che, stando ai sindacati, rischierebbe di incrinare il sistema di relazioni industriali costruito negli anni.
Particolare attenzione è stata posta anche alla gestione del personale. L’ingresso di risorse provenienti da altri siti produttivi, avvenuto – viene evidenziato – senza un confronto preventivo con la RSU, avrebbe alimentato un clima di incertezza tra i lavoratori, sollevando interrogativi anche sul riconoscimento delle professionalità interne maturate nel tempo.
Non meno rilevante, nel quadro delineato, la questione legata allo sviluppo del Safety Training Center. A oltre dieci anni dall’accordo del 2014 che ne definiva obiettivi e funzioni, i sindacati ritengono che il livello di operatività attuale non rispecchi quanto previsto originariamente.
A ciò si aggiunge il timore, sempre espresso dalle organizzazioni sindacali, di un possibile spostamento della base operativa del SCC verso altre sedi. Una prospettiva che, secondo quanto riferito, sarebbe accompagnata da dinamiche di mobilità aziendale percepite come critiche dai lavoratori coinvolti nelle trasferte.
Le sigle evidenziano inoltre difficoltà nell’applicazione di alcuni accordi sottoscritti nel 2023, tra cui quelli relativi alle fermate impiantistiche e ai progetti ambientali. Intese che, a loro avviso, necessiterebbero di una verifica formale – già prevista entro sei mesi dalla firma – per garantirne un’applicazione uniforme e trasparente.
Nel complesso, il quadro tracciato dalle organizzazioni sindacali descrive una gestione aziendale ritenuta non pienamente in linea con gli accordi di relazioni industriali precedentemente sottoscritti. Una situazione che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, richiede un chiarimento urgente.
Da qui la richiesta di riaprire al più presto il confronto con l’azienda su tutte le questioni emerse durante l’assemblea generale dei lavoratori. In assenza di risposte, le sigle territoriali, insieme alla RSU, non escludono l’adozione di iniziative nel rispetto delle normative contrattuali e di legge.
La vicenda resta ora in attesa di eventuali sviluppi e di una possibile replica da parte dell’azienda coinvolta.




















