Gela, Avv. Giuseppe d’Aleo lancia il Comitato per il Sì alla separazione delle carriere dei magistrati
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GELA – È stato ufficialmente costituito a Gela il Comitato Promotore per il Sì in vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026, che proporrà modifiche agli articoli 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione italiana. L’obiettivo della riforma è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, garantendo maggiore imparzialità e terzietà del giudice.
Durante la riunione di presentazione, alla quale hanno partecipato imprenditori, professionisti e cittadini, il presidente del Comitato, Avv. Giuseppe d’Aleo, ha sottolineato l’importanza di una giustizia moderna e indipendente, che rispetti il principio costituzionale del giusto processo. «Il giudice deve essere finalmente terzo, per garantire processi equi e in linea con gli ordinamenti più avanzati d’Europa», ha dichiarato.
Tra i punti principali della riforma, il Comitato segnala:
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Distinzione delle carriere: i magistrati saranno assegnati fin dall’ingresso all’Ordine giudiziario a ruoli separati, di giudicante o requirente, per evitare conflitti di interesse e rafforzare la presunzione di non colpevolezza.
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Due Consigli Superiori della Magistratura: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, con membri in parte sorteggiati, per preservare l’autonomia e ridurre l’influenza delle correnti interne.
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Alta Corte Disciplinare: un organo indipendente per gestire i procedimenti disciplinari dei magistrati.
Il Comitato sottolinea che votare Sì non significa contrastare i magistrati, ma difendere i cittadini e le loro libertà, rafforzando l’indipendenza e la credibilità della magistratura. L’azione del Comitato sarà autonoma e concentrata sul territorio di Gela e zone limitrofe, con l’invito a cittadini e associazioni a partecipare attivamente alle iniziative.
Avv. Giuseppe d’Aleo, presidente del Comitato, ha infine ricordato l’importanza storica della riforma, richiamando le parole di Giuliano Vassalli, tra i principali artefici del Codice Vassalli del 1988: evitare che l’ibrida commistione tra giudicanti e requirenti concentri un potere eccessivo nelle mani della magistratura.




















