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Carne di cavallo in Piazza San Francesco, Incardona attacca il Comune: “Caduta di stile e incuria istituzionale”

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Da qui l’appello finale all’Amministrazione comunale affinché torni immediatamente sui propri passi..

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GELA – È polemica sull’autorizzazione concessa dall’Amministrazione comunale per l’installazione di una bancarella destinata alla vendita di carne di cavallo nel cuore del centro storico. A sollevare con forza la questione è Salvatore Incardona, che in un duro comunicato stampa parla di una scelta “profondamente sbagliata e politicamente inaccettabile”.

Nel mirino c’è in particolare Piazza San Francesco, definita da Incardona “salotto cittadino” e luogo simbolo che dovrebbe essere preservato per il suo valore storico e istituzionale. La presenza del gazebo, secondo l’esponente politico, finisce invece per svilire l’immagine della città e il decoro urbano.

Ad aggravare la situazione, sempre secondo Incardona, è la collocazione della bancarella proprio davanti alla Casa del Cittadino, il Palazzo comunale, e dinanzi alla statua dell’onorevole Aldisio, figura di primo piano della storia politica locale e nazionale. “Un luogo che merita rispetto e memoria – sottolinea – non iniziative fuori contesto”.

Non manca una critica diretta all’Amministrazione, accusata di incoerenza: “Si parla di cultura – scrive Incardona – ma si trasforma il centro storico in un bazar”. Un riferimento anche al clima di festa che, a suo avviso, avrebbe “offuscato” il senso delle scelte compiute.

Il giudizio è netto: autorizzazioni di questo tipo sarebbero il segno di una gestione superficiale del bene pubblico e di una mancanza di visione complessiva. “La città di Gela merita ben altro – afferma – merita decoro, attenzione al patrimonio storico e una programmazione seria capace di coniugare sviluppo e identità”.

Da qui l’appello finale all’Amministrazione comunale affinché torni immediatamente sui propri passi, revochi l’autorizzazione e avvii una riflessione più profonda sul significato della tutela dei luoghi simbolo della città. “Questa non è cultura e nemmeno folklore – conclude Incardona – questa è incuria istituzionale”.

Scritto da: Redazione
17/12/2025
17/12/2025

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